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Livorno

Sospesa dal servizio cancelliera del Tribunale, l'accusa è di appropriazione di denaro e altri titoli per 230mila euro

Sospesa dal servizio cancelliera del Tribunale, l'accusa è di appropriazione di denaro e altri titoli per 230mila euro

La funzionaria, che lavora alla sede di Livorno ma vive in Lucchesia, nei guai anche per soppressione, distruzione e occultamento di atti giudiziari

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LIVORNO. Sospesa dal servizio Norma Margheri, funzionario giudiziario del Tribunale di Livorno. L' ipotesi di reato è appropriazione di  denaro e altri titoli di credito per oltre 230mila euro, insieme a soppressione, distruzione e occultamento di atti giudiziari. La guardia di finanza, oggi lunedì 25 luglio, ha dato esecuzione all'ordinanza emessa dal gip del tribunale, Beatrice Dani. La cancelliera di origine fiorentina ma residente a San Lorenzo a Vaccoli, Lucca, era in servizio alla cancelleria delle esecuzioni mobiliari del Tribunale civile labronico.

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In particolare, le investigazioni, scaturite a seguito di una segnalazione inoltrata alla Procura dallo stesso Tribunale, hanno consentito di accertare che la donna, sfruttando il suo ruolo di pubblico ufficiale e avendone per ragioni del suo ufficio la disponibilità, si appropriava, sin dal 2005, di denaro contante, titoli di credito e di libretti di deposito bancario intestati a terzi, per una cifra complessiva di oltre 230mila euro.

Inoltre, nel corso delle perquisizioni - eseguite con l’aiuto dei militari del nucleo di polizia tributaria nell’abitazione dell’indagata, gli uffici e l’autovettura in uso - è stata rinvenuta copiosa documentazione giudiziaria, costituita prevalentemente da fascicoli giudiziari e altri atti pubblici, sottratta dalla donna dagli uffici giudiziari ove lei ha prestato servizio nel tempo.

Sono emerse altre responsabilità in capo all’indagata per ricettazione, in quanto la donna è stata trovata in possesso di un documento di identità di una persona, non coinvolto nelle indagini, denunciato come  smarrito, nonché di truffa aggravata, per aver richiesto e ottenuto, con artifizi e raggiri, da una donna del 1937, la cifra di 30 mila euro, costituente parte dell’eredità ottenuta da quest’ultima a seguito della morte della figlia.

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di Redazione web