Il Tirreno

Livorno

Un ex autista racconta: maledetta fretta, per una paga da fame si muore in porto

di Federico Lazzotti
Un ex autista racconta: maledetta fretta, per una paga da fame si muore in porto

Tragedia in porto per la morte di Mauro Filippi, un collega in pensione e la sua vita tra piazzali e cartiere: durante il carico e scarico basta una disattenzione

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LIVORNO. «Maledetta fretta, fretta, fretta». Lo ripete tre volte Gino, una settantina d’anni, una vita passata con il volante tra le mani a bordo dei camion a caricare e scaricare merci dividendo le giornate tra piazzali di porti e grosse aziende e le autostrade di mezza Italia.

«Facevo il padroncino, dal 1982 fino al 2006. Lo sa quanto valeva negli ultimi tempi un viaggio alla cartiera di Porcari? Centocinquanta euro lordi. Con quei soldi ci dovevi pagare il gasolio, l’autostrada e anche il panino che mangiavi in autogrill. È ovvio che a quelle cifre sei quasi costretto a fare più viaggi che puoi per arrivare a fine mese a uno stipendio normale. E allora subentra la fretta, la maledetta fretta di guadagnare anche qualche minuto per accorciare i tempi di carico del camion. E a quel punto, purtroppo, basta una distrazione, un eccesso di confidenza e succede la tragedia. Aggiungo: non so quale sia la dinamica dell’incidente avvenuto giovedì. E non voglio parlare del caso specifico. Ma il rischio per chi fa il lavoro di autista è quello: sottovalutare le possibili conseguenze».

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Eppure ci sono dei protocolli di sicurezza da seguire durante quelle manovre e in più i carrelli hanno un allarme sonoro...

«È vero, nessuno si deve avvicinare al muletto mentre è in movimento. La regola, infatti, è quella di stare a debita distanza. Ad esempio io avevo paura di quei bestioni e allora mi mettevo nella zona degli uffici delle varie aziende, magari aspettavo la fine delle operazioni leggendo il giornale, facendo due chiacchiere con altri colleghi che aspettavano come me, oppure bevendo un caffè. Ma non sempre questo avviene».

E cosa avviene?

«Che l’autista si metta a girare intorno al camion per vedere che il carico sia sistemato bene, magari un bancale non è perfettamente dritto e allora lo fai notare al carrellista».

E poi?

«Poi c’è la cosa più pericolosa da fare».

Qual è?

«Cominciare a chiudere i teloni del camion con le corde prima che l’ultimo carico sia sistemato a bordo».

Questo comportamento quali rischi comporta, scusi?

«Che l’autista passi da un lato all’altro del piazzale mentre il carrello è ancora in manovra. E può succedere che il carrello in quel momento sia in movimento».

Ma ci sono gli allarmi montati sui muletti che dovrebbero avvisare del pericolo chi è nelle vicinanze...

«È vero, ma quando ci fai l’abitudine, a volte non li senti neanche più».

Lei ha mai caricato all’interno del terminal Scotto-Neri dove è avvenuto l’incidente?

«Certo. È anche uno dei piazzali più larghi che ci siano. Per dare l’idea dell’ampiezza pensi a via Garibaldi senza macchine ma con un camion parcheggiato su un lato. A volte, per fare un confronto, ho caricato in situazioni di evidente pericolo, con il fango fino alle caviglie».

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Quindi se dovesse dare un consiglio ai suoi colleghi autisti quale sarebbe?

«Semplice, quello di fare attenzione, di stare attenti e di non avere fretta per guadagnare qualche minuto perché il rischio al quale si va incontro è molto più alto. Io non conoscevo l’autista deceduto ma quando succedono tragedie simili il dolore lo sentiamo tutti. Ecco perché sarebbe opportuno fermarsi e riflettere perché cose simili non accadano»

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