Lutto
Incidente fotocopia, chiesto il processo
Il marittimo è deceduto il 17 marzo del 2015 investito da un muletto. Indagati per omicidio colposo i vertici della Cilp
LIVORNO. C’è anche il nome di Gerardo Larotonda, 59 anni, amministratore unico della Cilp, la Compagnia impresa lavoratori portuali, tra i quattro indagati per la morte Priscillano Inoc, il marittimo di 62 anni travolto e ucciso da un muletto sulla banchina dell’Alto Fondale la sera del 17 marzo 2015 mentre stava seguendo con un walkie-talkie la verifica della linea di galleggiamento della Toki Arrows, una general cargo lunga 200 metri - bandiera panamense e armatore giapponese - arrivata in porto poche ore prima.
Un incidente quasi fotocopia rispetto a quello avvenuto giovedì scorso e nel quale ha perso la vita Mauro Filippi, l’autista schiacciato da un carrello all’interno del Termina Scotto-Neri.
Nel fascicolo che riguarda la morte del marittimo, oltre all’amministratore unico della Cilp, il pubblico ministero Daniele Rosa nei giorni scorsi ha chiesto il processo per altri tre dipendenti della Cooperativa. L’accusa per tutti è quella di omicidio colposo in concorso perché quella notte non sarebbero state rispettate le norme sulla sicurezza sul lavoro.
In particolare nel registro degli indagati compare il nome di Cristian Mattei, 41 anni, l’operatore che era alla guida del carrello elevatore che ha investito il marittimo.
Secondo gli investigatori, infatti, il conducente era sprovvisto dell’opportuno giudizio di idoneità, poiché l’ultimo test era stato eseguito dal medico più di un anno prima. Inoltre è emerso che il veicolo avesse evidenti ed allarmanti deficienze, a cominciare dai dispositivi di protezione: segnalazioni verticali e orizzontali e un’idonea illuminazione, viste anche le pessime condizioni meteorologiche di quella tragica notte.
In conseguenza di queste violazioni comparirà in udienza preliminare anche Riccardo Caprai, 60 anni, direttore operativo della stessa cooperativa. Secondo la Procura doveva essere lui a richiedere ai dipendenti, cosa che non ha fatto, di rispettare le disposizioni aziendali in materia di sicurezza sul lavoro per le attività portuali. Nell’ordine: il segnalatore che indicasse la posizione del carrello, quelli orizzontali e verticali per delimitare l’area operativa dei carrelli per tutelare e garantire il passaggio dei pedoni.
Infine è stato indagato anche Stefano Cavallini, 35 anni, responsabile per la Cilp del turno di carico e scarico tra le 19,30-1,30, orario nel quale è avvenuto l’incidente mortale.
L’accusa nei suoi confronti è quella di aver omesso di segnalare tempestivamente al suo dirigente, ovvero il direttore operativo del Terminal, la deficienze dei mezzi, delle attrezzature di lavoro e della gru dal passaggio dei pedoni da e per la nave di una idonea illuminazione della zona dove si stavano svolgendo le operazioni.
«Oltre alla ricostruzione dell’incidente e all’individuazione delle responsabilità - sottolineano dalla Procura - la cosa difficile è stata quella di rintracciare i parenti della vittima affinchè potessero decidere di partecipare al processo».
Dopo mesi di ricerche, però, è stato possibile raggiungere la moglie del marittimo morto lungo la banchina dell’Alto Fondale. Si tratta della vedova di Priscilliano Inoc, il suo nome è Sofronia Inoc ed è residente a Cordova nelle Filippine. L’atto nel quale si dà notizia della richiesta di rinvio a giudizio è stato notificato anche alla donna che al processo potrà quindi costituirsi, se lo vorrà, come parte civile.
Federico Lazzotti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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