Gioco
Il volto degli infermieri 2.0 «Più vicini a chi soffre»
La nuova direttrice del dipartimento Chiara Pini racconta la riorganizzazione «Settemila professionisti e l’obiettivo di potenziare i servizi, ecco quali»
LIVORNO. Gli infermieri che non ti aspetti. Sempre più concentrati su pazienti, assistenza domiciliare e percorsi mirati per facilitare l'assistenza, con una collaborazione ben strutturata con i medici di famiglia. Ha in mente una "riorganizzazione" del dipartimento delle professioni Infermieristiche e Ostetriche Chiara Pini, al timone di un vero e proprio esercito di quasi 7mila persone.
«Siamo in ogni settore del servizio sanitario, seguiamo i pazienti da prima della nascita fino alla compliance dei parenti dopo i decessi, ci occupiamo di prevenzione: la nostra è una figura professionale di riferimento di tutto il sistema e una delle professioni del futuro che consiglierei ai giovani», premette la neo responsabile, al lavoro dal primo luglio. Mettere in rete tutte le strutture di assistenza infermieristica e mettere in relazione ospedale e territorio (là dove manca): sono queste le sfide da cui partirà la riorganizzazione di ben 5mila infermieri, 1500 operatori di supporto e 250 ostetriche in tutta l’azienda Usl Toscana nord ovest. Infermieri 2.0, insomma, più vicini a chi soffre.
Per i pazienti cronici. Si chiama "Sanità di iniziativa", si tratta di un servizio che in città esiste già, in stretta collaborazione con i medici di famiglia. Ma ha bisogno di ali per decollare. «E' un servizio importante, ma va rafforzato: per questo abbiamo reclutato infermieri specifici che si occuperanno delle cosiddette Aft dei medici di famiglia, che a Livorno sono 10». Le Aft sono aggregazioni funzionali territoriali, non un luogo fisico, ma un nuovo modello organizzativo che consente ai cittadini di trovare il medico per tutto l'arco della giornata. «I medici di famiglia insieme agli infermieri dedicati creano un percorso assistenziale mirato a tutti quei pazienti cronici segnalati dai medici di famiglia», va nei dettagli Pini. In soldoni per beneficiare di questo percorso, l'interfaccia è il medico di famiglia.
Noi, sentinelle della salute. Così chiama Pini tutto il personale infermieristico: sentinelle della salute. «E credo anche che i colleghi che si occupano dell'assistenza domiciliare siano i più coraggiosi, perché quando suoni ad un campanello non sai cosa trovi».
E grazie all' "Agenzia ospedale-territorio" che a Livorno si trova nella sede del Poliambulatorio, gli infermieri dell'ospedale segnalano ai colleghi le difficoltà di un paziente, prima della sua dimissione. L'obiettivo è quello di organizzare il suo ritorno a casa nel migliore dei modi.
L'ospedale di continuità gestito dagli infermieri. Qui padiglione 10 dell'ospedale: tecnicamente si chiama ospedale di comunità (ce ne sono 4, Livorno, Cecina, Piombino ed Elba). «Qui si accolgono i pazienti non acuti, segnalati dai medici di famiglia, che hanno necessità di assistenza più intensiva, rispetto all'assistenza domiciliare: si prevede una degenza massimo di 10 giorni», dice.
La nostra è la professione del futuro. Dietro a quel camice che corre tra una corsia e l’altra - e non solo lì - c’è un grosso percorso di formazione, con una laurea specifica. «Non ci si improvvisa infermiere - ci tiene a precisare Pini - Soprattutto oggi i giovani hanno così tanti ambiti in cui potersi specializzare, in modo tale da seguire le loro diverse vocazioni». E chiude: «Oggi nella nostra struttura l’età media di chi fa questo lavoro è di oltre i 50 anni, serve ricambio generazionale».
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