Il Tirreno

Livorno

«Il nostro ospedale ha tanti limiti strutturali»

«La struttura attuale dell’ospedale di Livorno presenta grossi limiti strutturali», non ha difficoltà a dirlo Chiara Pini, 52 anni, livornese doc. Conosce bene la struttura di viale Alfieri: prima di...

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«La struttura attuale dell’ospedale di Livorno presenta grossi limiti strutturali», non ha difficoltà a dirlo Chiara Pini, 52 anni, livornese doc. Conosce bene la struttura di viale Alfieri: prima di questa nomina, lavorava sempre a Livorno a capo del dipartimento delle Professioni Sanitarie, dopo aver trascorso anni all’ospedale San Martino di Genova come dirigente.

«Si tratta di limiti oggettivi - e li elenca - Per esempio serve più personale anche solo per coprire le distanze tra i reparti quando portiamo pazienti e materiali, e spesso i percorsi fatti non sono tutti coperti e protetti».

Troppo tempo impiegato nel trasporto, quindi. Che toglie mani e presenza. E pure sulla disposizione delle attuali stanze, Pini non manca di dire la sua. «Ci sono stanze ancora con sei pazienti, impossibile parlare di privacy: le camere devono essere al massimo di 4 pazienti, con bagno in camera». E qui la direttrice apre un’altra parentesi: «Molto spesso i servizi sono lontani dalle camere, per questo capita di non riuscire a far alzare alcune persone anziane per andare in bagno perché la distanza è troppa e non ce la fanno - e spiega - Fossero più vicini, riusciremo meglio a tutelare le capacità residue di queste persone: tenerle a letto non fa sicuramente bene».

Pini guarda al futuro: «Da migliorare l’attuale modello assistenziale: il cittadino deve arrivare ad avere, ben chiaro, un infermiere e un medico di riferimento nell’organizzazione per intensità di cura dell’ospedale». (f.s.)

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