Toscana
Si è spento Emilio Banchi, aveva ideato Effetto Venezia
Livorno, aveva 87 anni: storica figura della sinistra livornese e della mobilitazione nel segno dell'associazionismo. Era stato presidente dell'allora comitato per i diritti del malato
LIVORNO. Se n'è andato all'età di 87 anni Emilio Banchi, storica figura della sinistra livornese e soprattutto della mobilitazione dal basso nel segno dell'associazionismo, della tutela dei diritti e della vivibilità dei quartieri. Ieri mattina, ai funerali celebrati alla camera mortuaria, i parenti, gli amici e quanti gli hanno voluto bene apprezzandone le straordinarie doti umane gli hanno dato l'ultimo abbraccio accompagnandolo nel giorno dell'addio.
Banchi aveva vissuto insieme a un'altra figura-simbolo come Alfredo Simonini la grande stagione del decentramento istituzionale dell'amministrazione: le lotte nei quartieri per costruire una nuova stagione di vivibilità a cavallo fra gli anni settanta e ottanta. Era stato uno dei primi presidenti di circoscrizione. La sua era quella con sede alle spalle del Palazzo anagrafe: è stato uno dei fondatori di Effetto Venezia, insieme all'assessore Niccoletti e a funzionari e dirigenti comunali come Adriana Centi, Vero Vittori e Antonio Picchianti.
«Tutto è nato - aveva spiegato tanti anni più tardi - dalla volontà di far risorgere la Venezia. Non era come la vedete adesso, era ancora ferita dai bombardamenti: volevamo dare un segnale. Quei riflettori non erano una cuccagna, erano la città che fissava lo sguardo sulla Venezia. Ma c'è stato tanto da lavorare: la gente aveva timore che la festa fosse un fastidio. Con quattro soldi eppure ce l'abbiamo fatta». Proprio per questo motivo il debutto della nuova edizione di Effetto Venezia potrebbe essere l’occasione giusta per ricordarne la figura, come dicono alcuni fra i familiari.
Era stato per cinque anni in consiglio comunale dal ’70 eletto con 818 preferenze nella lista del Partito comunista: erano gli anni in cui il Pci mandava a Palazzo Civico figure della statura poltiica di Bino Raugi, Nicola Badaloni, Bruno Bernini, Italo Piccini e Ugo Bassano, tanto per capirci. Ma Banchi non era tipo da puntare alla carriera politica per ambizioni personalistiche: Anzi, dopo gli anni alla guida della circoscrizione, aveva deciso di diventare una voce forte dell’associazionismo livornese.
Basti pensare all’impegno che Banchi aveva profuso nel far decollare – anche in questo caso con una mobilitazione dal basso – l’idea di un attivismo civico nella difesa del diritto alla salute: la prima stagione del Tribunale dei Diritti del Malato nel nostro territorio è stata indubbiamente legata al coraggio con cui Banchi conduceva le sue battaglie: mite nei modi eppure estremamente tenace nel cercare di conseguire gli obiettivi.
Alla fine degli anni novanta l’impegno nel volontariato aveva preso anche una declinazione di tipo internazionale, ma sempre in modo assai collegato al proprio territorio: Emilio Banchi era diventato uno dei principali punti di riferimento della mobilitazione di tante famiglie livornesi nell’ospitalità ai bambini del “popolo delle tendopoli”, i piccoli saharawi in arrivo dal deserto del Sahara.
L’Asl Toscana nord ovest, a nome del mondo della sanità livornese, si uniscono al cordoglio della città. «Banchi – si sottolinea – per oltre un decennio presidente dell’allora Comitato diritti del malato, è stato negli anni Ottanta e Novanta tanto un riferimento imprescindibile per i cittadini in ambito sanitario, quanto uno stimolo costante al miglioramento dei servizi per l’Azienda. Garbato nei modi quanto determinato nel raggiungimento di un risultato ha combattuto battaglie importanti».
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