Gioco
«Con Marzovilla altri aggravi sulla società»
La relazione di Raspanti sulla consulenza voluta dal sindaco: «È stato liquidato nonostante una valutazione negativa»
LIVORNO. «La consulenza di Andrea Marzovilla - al netto delle questioni di legittimità formale della procedura di reclutamento (su cui restano molti dubbi) - non ha prodotto risultati significativi e ha anzi comportato ulteriori difficoltà e aggravi a una società sull'orlo del dissesto».
Lo scrive Andrea Raspanti, presidente della commissione d’indagine su Aamps, nelle 114 pagine della relazione finale che ripercorrono la storia dell’azienda dal 2012 al 2015.
Raspanti accende anche un faro sulla «decisione della società di procedere al pagamento di una prima parte del compenso pattuito in assenza di documenti attestanti l'avanzamento degli obiettivi di mandato affidati a Marzovilla contestualmente all'incarico a progetto» e poi sulla «scelta di liquidare il resto dell'emolumento a fronte di una valutazione sostanzialmente negativa del lavoro da lui svolto».
Se questo è il giudizio finale sul caso Marzovilla da parte del presidente della commissione d’indagine, è tutto il percorso che ha caratterizzato la presenza in azienda del consulente voluto dal sindaco, che appare costellato di problemi e di errori da parte anche dell’amministrazione Nogarin, evidenziati ora dal collegio sindacale (Carrara e Carpano), ora dai dirigenti e funzionari comunali (Falleni e Minerva), ora dall’amministratore unico di Aamps (Di Gennaro), ora dall’assessore all’ambiente (Gordiani).
Raspanti riavvolge il nastro e ricorda che «il suo reclutamento avvenne in un periodo di assenza per malattia dell'amministratore unico (in una circostanza che è stata dichiarata di dubbia legittimità da tutti i controllori della società) e fu presto seguito dalla contestazione dell'incarico a Di Gennaro» da parte del sindaco e dalla sua conseguente sospensione dal vertice di Aamps.
LE SCELTE DI NOGARIN. Ufficialmente la storia inizia tra dicembre 2014 e gennaio 2015, quando il sindaco scelse di eliminare la figura del direttore generale, di risolvere il contratto con Fommei e di attribuire a Di Gennaro, «che pure aveva dimostrato di essere in affanno nell'espletamento della funzione che gli era stata attribuita», anche le funzioni di direzione generale. Addusse a tal proposito, il sindaco, la motivazione che questo nuovo assetto avrebbe prodotto dei risparmi. Contestualmente però Nogarin decise di affiancare, a Di Gennaro, Andrea Marzovilla.
L’ASSUNZIONE CONTESTATA. Sul contratto a progetto per un periodo di sei mesi richiesto dal socio, nutrono subito dubbi sia il revisore Carrara (“il costo della struttura non appare affatto diminuito”), sia Falleni e Minerva che evidenziano l’assenza di una comunicazione preventiva agli uffici comunali e l’assenza di un’idonea verifica della società in materia di personale e costi.
LE DOMANDE SENZA RISPOSTA DI DI GENNARO. Ma il vero problema di quel contratto è che non viene firmato dall’unico che poteva firmarlo, vale a dire Di Gennaro. E’ il 2 marzo quando l’au in assemblea dei soci evidenzia che “in sua assenza per malattia e senza sua autorizzazione, sono stati trascritti alcuni contratti (riferendosi all'inserimento in azienda di Marzovilla e di Cosci)”. Di Gennaro chiede all'assemblea, cioè al sindaco, le motivazioni ed i presupposti in diritto che hanno consentito l'attribuzione del potere di firma dei contratti all'avvocato di Aamps Baldeschi, ma - si legge nella relazione - le sue domande non trovarono risposta.
Lo stesso giorno Di Gennaro protocollava un documento in cui chiedeva perché non si era aspettato il suo rientro dalla malattia per la firma del contratto e le motivazioni della consulenza a Marzovilla. Ritenendo del tutto nullo il contratto di Marzovilla, Di Gennaro aveva anche comunicato agli uffici aziendali di provvedere agli adempimenti conseguenti diffidando lo stesso Marzovilla dall'accesso agli uffici e a ogni documentazione.
UNA REVOCA, DUE MOTIVAZIONI DIVERSE. Lo stesso giorno il sindaco sospendeva Di Gennaro, contestandogli la "mancata informazione al socio di rilevanti fatti di gestione”. Sostenendo - evidenzia Raspanti - cosa ben diversa da quella che comunicherà, di lì a poco, al consiglio comunale, attribuendo la decisione di un avvicendamento al vertice a problemi di salute che avrebbero reso impossibile a Di Gennaro l'espletamento dell'incarico. L’arrivo di Marzovilla di fatto coincise con l’estromissione dell'amministratore unico da parte del processo decisionale, per dirla con le parole dell’assessore Gordiani.
LO STALLO DI NOGARIN. Ancora una volta il ruolo di Marzovilla si intreccia con la volontà e le azioni del socio. Raspanti accusa Nogarin di essere intervenuto in ritardo nel prendere una posizione sul consulente da lui indicato. «Avendo ricevuto dal collegio la segnalazione relativa a ingerenze gestorie di Marzovilla e il costante mancato rispetto della diffida emessa nei suoi confronti dalla società a svolgere di fatto mansioni proprie di un amministratore unico, il sindaco non intervenne a modificare la situazione fino al giorno della nomina, il primo aprile 2015, del nuovo cda, in cui Di Gennaro (in seguito al parere degli uffici comunali che avevano giudicato imprudente la decisione della sua contestazione, presa dal Sindaco senza alcuna verifica preliminare della sussistenza delle condizioni di legge) veniva reintegrato nella carica di membro del consiglio».
Quel giorno il socio convenne sulla necessità che Marzovilla si attenesse alle funzioni perimetrate dal contratto, su cui il giudizio finale sarà negativo. (giulio corsi)
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