Gioco
Autista morto in porto schiacciato dal carrello. Il conducente: «Ero in retromarcia, non l’ho visto»
Mauro Filippi, 60 anni, era con il suo camion nel piazzale del Terminal Scotto per caricare pancali di cellulosa. Sequestrato il muletto che lo ha investito
LIVORNO. Osservare l’ultimo bancale di cellulosa che viene caricato sul camion. Ancora pochi istanti e Mauro Filippi, 60 anni, professione autista, sarebbe risalito a bordo della cabina, avrebbe inserito la prima, salutato gli operai della “Scotto-Neri”, magari facendo una battuta di quelle che gli piaceva sparare sulla politica, e se ne sarebbe andato, destinazione cartiera e futuro. Invece una giornata di lavoro in porto si è trasformata improvvisamente in una tragedia inspiegabile - l’ultima di una lunga serie - attorno alle 15,30 di giovedì 21 luglio nella zona fra Molo Italia e Alto Fondale.
A nulla è servito l’estremo tentativo dei soccorritori di salvare la vita all’autista, sposato con una figlia. «Purtroppo quando vieni travolto da dieci tonnellate di acciaio - racconta con gli occhi lucidi chi lavora in porto - ti può aiutare solo un miracolo». Quello che è avvenuto nel piazzale, e le eventuali responsabilità della morte del sessantenne, dovrà chiarirlo l’inchiesta aperta per omicidio colposo dalla Procura. Il pubblico ministero Antonio Di Bugno ha già disposto il sequestro del carrello che ha travolto e ucciso l’autista livornese mentre già oggi potrebbe essere ascoltato il conducente del muletto che ieri era ancora sotto choc per quello che era successo.
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«La cosa sconvolgente di questo incidente - racconta un dirigente dell’Autorità Portuale - è che sia avvenuto in una situazione di assoluta tranquillità: c’erano ampi spazi di manovra e non c’era concomitanza, come a volte capita, di carico e scarico». Insomma, se un addetto alla sicurezza fosse passato pochi istanti prima dell’incidente non avrebbe notato nulla di rischioso.
Invece è unendo alcune incrinature della normalità che è possibile capire la tragedia. A cominciare dalla decisione dell’autista di scendere dal camion mentre il carrellista andava avanti e indietro dal magazzino al piazzale spostando i bancali di cellulosa. Possibile che il sessantenne non si sia accorto che il muletto, dopo aver sistemato a bordo del camion l’ultimo carico si apprestasse a fare marcia indietro?
È vero - conferma chi conosce le dinamiche di queste attività - che gli autisti sono i meno abituati a muoversi sul piazzale e dunque in teoria quelli che rischiano qualcosa in più. Ma Filippi lavorava dentro al porto da decenni, come il fratello, anche lui autista di camion. Inoltre proprio per non correre rischi, i carrelli come quello incriminato sono dotati di un allarme sonoro. Possibile che non fosse funzionante e che in qualche modo la vittima non si sia accorto che il muletto si stava avvicinando?
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È questo uno dei punti che gli agenti della polmare e i militari della capitaneria di porto dovranno accertare forse anche con l’aiuto di un esperto di macchine elevatrici. A conferma che forse è bastata una distrazione a causare l’investimento ci sono alcune frasi del carrellista. «Pochi secondi prima - ha raccontato sotto choc ai colleghi - l’ho visto sul piazzale. Poi ho fatto marcia indietro ed era sparito. Per qualche istante prima di realizzare cosa fosse successo ho pensato che si fosse allontanato».
E dire che la vittima qualche anno fa era sopravvissuto a un incidente sul lavoro che lo aveva costretto a un lungo periodo di riabilitazione. «Ma non aveva mai perso il sorriso», ricorda ora chi lo piange. Intanto, domani alla Cgil è prevista l’assemblea di addetti del porto e autotrasportatori per capire come fare a fermare questa scia di infortuni mortali. Ma già ieri, fin da subito, i lavoratori delle banchine hanno incrociato le braccia. Il porto di Livorno si è fermato per ricordarlo: Mauro Filippi, morto di lavoro a 60 anni.
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