Il Tirreno

Livorno

Senza inceneritore l’Aamps muore

di Giulio Corsi
Senza inceneritore l’Aamps muore

Livorno, l’estensione del porta a porta a tutta la città entro la fine del 2017 ma nonostante i sacrifici chiesti ai livornesi non migliorerà la qualità dell'aria: al Picchianti arriveranno più rifiuti dall'Ato. E l'azienda annuncia multe per chi sgarra nella differenziata

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LIVORNO. Chissà con quale spirito i cittadini livornesi accetteranno di fare il porta a porta, sapendo che all’incremento della raccolta differenziata prodotto dai loro sforzi virtuosi non corrisponderà né un miglioramento della qualità dell’aria (perché l’inceneritore continuerà a bruciare la stessa quantità di rifiuti di oggi, almeno per il prossimo quinquennio), né un abbassamento nei prossimi anni della tassa rifiuti (il presidente di Aamps Castelnuovo ha parlato di 2020-2021: «Il nostro esame di maturità sarà vedere se in quegli anni la tariffa inizierà a scendere davvero», mentre la tariffazione puntuale - più differenzi meno spendi - è sparita dal piano).

Eppure l’allargamento della raccolta porta a porta in tutta la città verrà portato a compimento entro un anno e mezzo. «Alla fine del 2017 i cassonetti spariranno dalla città», garantisce Paola Petrone, il consigliere di Aamps che ha stilato il piano industriale, presentato ieri alla stampa e alla commissione bilancio. «Lo faremo rapidamente, in tre, quattro step al massimo, partendo dalla prossima primavera».

MULTE A CHI SGARRA. Sullo spirito con cui i livornesi vivranno la novità dei bidoncini nel ripostiglio o sul terrazzo di casa, dei resti del pesce e delle bucce di melone da tenersi sotto il lavello per due giorni, dei posti auto condominiali occupati dai cassonetti (laddove c’è un cortile), la Petrone ci cala pure il carico: servono sanzioni e presto Aamps avrà il potere di farle.

«Bisogna multare il cittadino che non si vuole adeguare all’ordinanza e rispettare gli orari e i giorni. Non siamo ancora autorizzati, aspettiamo il via libera dal Comune che speriamo arrivi a breve - dice -. Ma se vogliamo fare il salto di qualità nel porta a porta, dobbiamo avere il potere di multare chi infrange le regole».

LA VENEZIA NON VA. La Petrone si riferisce in particolare al porta a porta in Venezia. «Un aggettivo per definirlo? Migliorabile, assosultamente migliorabile», dice il consigliere.

Eppure finora l’esempio della Venezia, progettato con la consulenza di Raphael Rossi, guru nazionale della differenziata, era stato portato come fiore all’occhiello della sperimentazione in città, almeno dal punto di vista della qualità e della quantità della differenziata arrivata a toccare l’80% (non altrettanto per i problemi di igiene prodotti nelle strade, per la gioia di gabbiani e topi). «Rossi chi?», si lascia andare il consigliere Massimiliano Tolone, mentre la Petrone allarga le braccia come a dire “lasciamo perdere...”.

BIDONI PIÙ GRANDI NEI CORTILI. Poi ribadisce: «Il cittadino livornese è poco abituato a rispettare la regola, avremo bisogno di più potere per multare i cattivi comportamenti. Ma il diffuso cattivo comportamento va attribuito anche alla scelta dei contenitori distribuiti finora, assolutamente sottodimensionati in termini di grandezza. Nel nostro porta a porta saranno più grandi. Servono più grandi», dice, contraddicendo però la letteratura secondo cui la qualità della raccolta peggiora all’ingrandirsi dei contenitori.

I PROBLEMI DI CHI NON HA IL CORTILE: IL CASO DI VIA GRANDE. I bidoni condominiali più grandi eviteranno di lasciare i sacchetti che fuoriescono dai bidoni, ma alla fine il rischio è che ci sia un ritorno ai cassonetti, spostati dalla strada ai cortili (per chi li ha), mentre nei palazzi che non hanno spazi aperti privati, non sarà facile trovare soluzioni alternative ai bidoncini da tenere in casa e da lasciare fuori dal portone in fila indiana nei giorni e negli orari stabiliti. Immaginate per esempio via Grande il lunedì o il sabato mattina con la sfilza di centinaia di fustelli dell’organico lungo tutti i portici... E’ un problema che andrà risolto da qui all’anno prossimo.

2 MILIONI PER 20MILA ABITANTI, 3.6 MILIONI PER 140MILA. Poi c’è il capitolo dei costi: l’estensione del porta a porta in tutta la città costerà 3.6 milioni, mentre ne sono serviti 2.5 milioni per portare il porta a porta ai primi ventimila livornesi (dalla Venezia a Colline, Coteto e Salviano). Possibile? «Hanno speso troppo prima», commenta l’assessore al bilancio Lemmetti. «Confermo - interviene la Petrone -. Attenzione però, con i 2.5 milioni sono stati comprati anche dei mezzi e non è che ora dobbiamo comparne altri. Cioè lo stesso mezzo lo allungo, va a farmi anche altre zone». Magari ne servirà qualcuno in più... «Questo è vero - continua Petrone -. Prevediamo però anche un forte contributo del Conai, sicuramente ci saranno fondi regionali. Ad ogni modo contiamo di stare nei 3.6 milioni previsti». Anche questa una bella sfida.

56 ASSUNZIONI NEL 2017. Tra l’altro i costi del porta a porta si accresceranno perché, come anticipato nei giorni scorsi dal Tirreno, l’estensione della raccolta porterà l’assunzione di 56 persone. Lo conferma Tolone: «Saranno inserite nel 2017 - dice -. Questo è uno dei vantaggi del porta a porta. I nuovi assunti si aggiungeranno ai 33 ex precari, più quelli che oggi lavorano nella raccolta stradale. In totale arriveremo a 150 persone impiegate nel porta a porta. Nel frattempo ci saranno 29 pensionamenti e gli amministrativi che usciranno non saranno sostituiti».

«NESSUN MASSACRO SOCIALE». Il personale di Aamps dunque non calerà, ma anzi è destinato ad aumentare. E’ indubbiamente un punto a favore di questo piano, visto che a febbraio il presidente Federico Castelnuovo non aveva escluso l’eventualità di dolorosi tagli di organico. E ora lo stesso Castelnuovo lo sottolinea con orgoglio: «E’ un piano che ha il massimo rispetto dei dipendenti ed evita qualunque massacro sociale, oltre a tutelare i creditori-fornitori».

NEI PROSSIMI 5 ANNI L’INCENERITORE NON SI TOCCA. La grande incongruenza del piano industriale rispetto alle linee programmatiche dell’amministrazione Cinque Stelle tuttavia è quella legata all’incenerimento. «Vogliamo lo stop all'inceneritore subito», disse Filippo Nogarin l’8 settembre 2014 alla tv di Grillo. E il 20 ottobre 2015 garantì da Lilli Gruber: «A Livorno abbiamo bloccato il più grande inceneritore della Toscana». Probabilmente il sindaco si era lasciato abbagliare dall’ottimismo. L’inceneritore non solo è ancora lì, ma ci rimarrà a lungo. Come il Tirreno aveva anticipato il 18 giugno le due linee resteranno e la quantità di rifiuti destinati all’incenerimento non calerà: fino al 2021 sicuramente continuerà a bruciare la stessa quantità di oggi, 78mila tonnellate l’anno. Con la differenza che oggi al Picchianti si bruciano 50.300 tonnellate di rifiuti prodotti dai livornesi e 27.700 prodotti da territori dell’Ato. Mentre nei prossimi anni, con l’estensione del porta a porta e il miglioramento della differenziata, i rifiuti livornesi che finiranno all’impianto del Picchianti saranno 25mila tonnellate l’anno, ma saliranno a 53mila quelli provenienti dall’Ato. Insomma il risultato è che lo sforzo e il senso civico dei livornesi non saran premiati. Ed è esattamente quello che - guardando l’altra metà del bicchiere - ammette la Petrone: «Il fatto che non diminuisca il lavoro dell’inceneritore non vuol dire che non ci sia una politica dei rifiuti virtuosa». Poi azzarda: «Dal 2018 inizieremo a valutare come si può chiudere l’inceneritore». Ma Castelnuovo è chiaro: «Ci serve mantenere in vita l’inceneritore nei prossimi 5 anni perché ci garantisce 8 milioni l’anno».

CHI HA SPENTO LA TERZA LINEA? L’assessore al bilancio Gianni Lemmetti prova ad uscire dall’accusa del tradimento del mandato elettorale “rifiuti-zero” appellandosi alla terza linea: «Ricordo che all’inizio del mandato era prevista la costruzione della terza linea, che non si farà. Con essa la qualità dell’area sarebbe peggiorata. Noi abbiamo mantenuto stabili le due linee». Ma la terza linea, ribattiamo noi, l’ha abortita l’ex sindaco Cosimi: risulta chiaramente dalla recente relazione del presidente della commissione d’indagine Andrea Raspanti. «Ma i 2.6 milioni a bilancio della terza li abbiamo persi noi», ribatte Lemmetti, non replicando però sul fatto che il progetto già era finito in un cassetto col Pd.

LA TARI SALE O SCENDE? «Dal 2018 - aggiunge poi Lemmetti - c’è la possibilità di elaborare un piano che porti allo spegnimento. Questo vuol dire cambiare la politica dei rifiuti. Ecco che cosa ottengono i cittadini coi loro sforzi. E non dimenticate che la tariffa scenderà nel 2019». Anche se subito dopo apre la porta ad un’ipotesi opposta: «Quando diventeranno inesigibili ribalteremo in tariffa la Tares e la Tari». Stiamo parlando di una morosità che negli ultimi tre anni ammonta a 25 milioni: «Se li aggrediamo e li riscuotiamo bene, altrimenti finiranno in futuro nella Tari», ammette Lemmetti. Come dire: quella tassa difficilmente potrà mai calare.

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