Il Tirreno

Livorno

Il nostro viaggio in moto sulla rotta per la Mongolia

Gorene, in Cappadocia
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Gorene, in Cappadocia

Il racconto del viaggio-avventura di Valter "Villi" Mattei, Anna Brandazza e Alessandro Londi: 25mila chilometri in moto da qui alla Mongolia, andata e ritorno. Ecco com'è andata nella prima parte del percorso

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Quello che trovate qui sotto è il racconto di un viaggio-avventura che iniziato a fine giugno punta a portare i tre protagonisti fino in Mongolia, andata e ritorno in moto: un viaggio infinito, «senza tappe precise e senza alberghi prenotati, perchè qualsiasi intoppo potrebbe farci saltare tutto il programma». Durata stimata due mesi, 25 mila chilometri da fare. Il Tirreno ha raccontato la loro storia alla partenza da Livorno: sono un ormeggiatore in pensione (Valter "Villi" Mattei, 65 anni), un’apicoltrice (la moglie Anna Brandazza, 54 anni) e l’antico re della brioche (Alessandro Londi, l’ex proprietario della “Londi”). Ecco il racconto di questa esperienza singolare.

 

DAL MAR NERO

Ad una settimana dalla partenza da Livorno siamo approdati sulle sponde del mar Nero nella zona di Rize, ad un centinaio di km dalla Georgia. Con una veloce galoppata ci siamo portati dall’Italia alla Turchia attraverso Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Serbia e Bulgaria.

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La Turchia è quella che ci ha più impegnato nell’attraversamento per la sua enorme estensione. Da est fino alle ultime propaggini del mar Nero, è tutto un progredire ed un intrecciarsi di vecchio e nuovo, sia per le infrastrutture che per l’intreccio continuo tra tradizioni e modernità.

E’ molto evidente che in questi ultimi anni la Turchia ha fatto un vero e proprio balzo in avanti per mentalità e strutture. Le strutture sotto forma di strade ed urbanistica non temono confronti con l’Europa. Dal punto di vista dell’emancipazione, c’è da fare un distinguo: mentre il Nord-Ovest è benestante ed emancipato, il resto della Turchia è rurale e molto legato alle tradizioni anche per i costumi delle donne che spesso sono velate, mentre non di rado si incontrano donne completamente coperte e soprattutto da queste parti più volte al giorno squarciano il cielo le voci squillanti e imperiose dei moazin.

Comunque in ogni dove da Nord a Sud ad Est come ad Ovest, tutti fanno a gara per darti una mano se hai il minimo problema fosse anche una semplicemente informazione. Con l’ingresso in Georgia il nostro viaggio entrerà nel vivo e sicuramente sarà sempre più emozionante. Per ora fatica a parte ci dà un certo tormento la pioggia che ultimamente non ci ha dato tregua. Penso che fino a che non saremo sulle sponde dell’altro mare, il mar Caspio, non avremo miglioramenti. Cosa fare? Pace, la prenderemo.

DALLA GEORGIA

La Georgia ci accoglie con un poco di sole che fa piacere. C’è un contrasto stridente netto e inaspettato alla frontiera georgiana appena a poche decine di metri da quella turca. Se l’atmosfera turca è dimessa e incolore sia come strutture che come abiti, in Georgia è un’esplosione di tutto ciò che fa colorita la vita. Colori, colori e ancora colori: sui vestiti della gente, nei cartelloni pubblicitari di casinò con gigantografie di signorine in bikini ammiccanti, nei negozi, e la gente è meno cupa.

Sulla piazza adiacente all’uscita della frontiera, due altissimi pennoni sopra i quali ondeggiavano, gigantesche e sinuose, due bandiere: la georgiana e quella europea. Risiamo in Europa. La prima città che incontriamo è Batumi,  una solare città di mare. I georgiani la chiamano la loro Los Angeles, ricca di imponenti palazzi dalle linee in perfetta sintesi fra oriente e occidente.

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Qui, in questo periodo, giungono tantissimi turisti al punto che è impossibile trovare alberghi liberi. Decidiamo allora di proseguire oltre ed inoltrarci verso l’interno del paese per risalire fino a Nord al confine con la Russia. Attraversiamo così monti e vallate: tutto è verde e lussureggiante, sulle alture spesso si incontrano antichi castelli o monasteri che troneggiano su vallate solcate da fiumi. Le strade lungo certi tratti non sono ancora asfaltate e percorrerle diventa spesso un’impresa non da poco. 

La gente ovunque è cordiale, purtroppo pochi parlano inglese e farsi capire è un po’ un problema. La loro voglia di comunicare però è talmente grande che alcuni pur di comunicare utilizzando  Google Translator  cercano in ogni modo di farsi capire. Tocchiamo anche passi a 2500 metri, purtroppo il tempo non è clemente e sotto una pioggia battente giungiamo in Russia.

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Se in Georgia è assai difficile comunicare, in Russia è impossibile. Non ci si intende per niente. Non gesticolano, in definitiva si nota che non sono abituati a interagire con gli stranieri, anche se gli piacerebbe, e nonostante l’ostacolo della lingua il contatto lo cercano. E anche loro alla fine si fanno in quattro per aiutarti.

Inoltre altra grossa difficoltà è data dalla scrittura. Infatti  è difficilissimo incontrare e riconoscere alberghi e ristoranti. Una disfatta. La Russia si presenta tosta da qualunque punto di vista. Anche il tempo oltre alle distanze è grandioso. Si fanno centinaia di km sotto acquazzoni mai visti con temperature torride.  A poco a poco raggiungiamo il Mar Caspio, i monti e le piogge lasciano il posto alla steppa e ad un sole torrido con temperature che oltrepassano i 40°C per molte ore al giorno. Ora puntiamo diretti il Kazakistan.

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di Redazione web