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«Truffa del lusso a Camp Darby» Imputato il brigadiere-affarista
Ex carabiniere a processo: proponeva a colleghi e amici l’acquisto di auto, elettrodomestici e orologi a prezzi scontati attraverso una società import-export fantasma. «Sparito mezzo milione di euro»
LIVORNO. L’affare che proponeva con maggiore frequenza ai colleghi carabinieri di Camp Darby, ma negli anni anche ai loro amici e parenti, era quello che riguardava l’acquisto tramite una società di import export, di un Suv Audi modello Q5 a un prezzo compreso - a seconda del “cliente” - tra i 15 mila e i 28 mila euro, in pratica la metà del costo di listino.
Ma la presunta “truffa del lusso” da parte del carabinieri-affarista all’interno della base militare americana dislocata lungo la strada Aurelia, tra Pisa e Livorno, comprendeva anche orologi Rolex, Cartier e Mont Blanc, moto Bmw, pianoforte Yamaha, elettrodomestici vari, iPhone, e altre autovetture: Chrysler Grand Voyager, Audi A1, Porsche Carrera 911, Bmw X1 e Ford Raptor.
Peccato che le vittime del raggiro, nonostante i pagamenti spesso effettuati anche attraverso bonifici bancari e assegni, oltre che attraverso contanti, quegli acquisti non li abbiano mai visti. Tanto da essere costretti a rivolgersi alla Procura della Repubblica di Pisa.
Ora l’accusa nei confronti di Pietro Fileccia, 56 anni, brigadiere dei carabinieri del Setaf di Pisa e residente a Viareggio, è quella di truffa.
Secondo il pubblico ministero Paola Rizzo, il militare per il quale è stata chiesta la citazione diretta a giudizio, si è intascato tra il luglio del 2011 e il febbraio del 2014 quasi mezzo milione di euro, 419 mila euro e spiccioli per la precisione. Soldi versati da una quindicina di persone residenti tra Livorno, Pisa, Potenza, Verona, Sassari, Viareggio e Rosignano Marittimo.
«Ma in corso al Tribunale di Pisa - spiega uno degli avvocati che rappresentano i militari raggirati - c’è un altro procedimento aperto nei confronti dello stesso imputato che ora è a dibattimento».
Il sistema che è stato ricostruito in questo secondo filone di indagine, si ripete negli otto diversi capiti d’imputazione di cui il militare - congedato dall’Arma di recente - dovrà rispondere al processo (prima udienza il prossimo 20 di ottobre) nel quale sarà difeso dall’avvocato Enzo Frediani.
Prima di raccontare del raggiro, è necessario fare un premessa che di fatto fa parte del piano.
Perché per avere la fiducia dei colleghi che a loro volta lo presentavano ad amici e parenti, l’imputato faceva effettivamente fare degli affari ai suoi conoscenti.
Ma durante le prime compravendite, la cifra in ballo era di minore entità.
Quando poi la posta si alzava, ecco che si sarebbe consumata la truffa. Come tra il maggio e il settembre 2012 quando - secondo l’accusa - l’allora brigadiere in servizio, sfruttando i rapporti di familiarità con un collega che ne ha garantito l’affidabilità a parenti e amici, ha proposto loro l’acquisto delle di tre auto, sempre Q5 dell’Audi. Il prezzo nelle tre diverse occasioni variava tra 15 mila e i 28 mila euro.
L’intermediario dell’affare sarebbe stata una fantomatica società di import-export tedesca che però, solo successivamente, si è scoperto essere inesistente. I soldi però - secondo le tre persone raggirate - sarebbero stati versati al militare.
«Per due anni - hanno raccontato - le vittime della presunta truffa - ci ha inventato delle scuse». Tanto che è stato il collega dell’imputato che aveva proposto l’affare a parenti e amici a risarcire di tasca propria, per 98 mila euro, le persone raggirate.
Sempre tra la primavera e l’estate del 2012 è andato in scena un nuovo capitolo del maxi raggiro. Stavolta il cinquantaseienne si è appoggiato a un altro collega che a sua volta lo ha presentato ad amici e conoscenti convinto di proporre un affare.
Tra i truffati, in questo caso, anche un agente della squadra mobile di Pisa al quale l’imputato ha promesso l’acquisto di una Porsche Carrera e di due Bmw X1 per la cifra complessiva di poco superiore ai 130 mila euro. Ma anche in questo caso della consegna delle vetture nemmeno l’ombra.
@fedelazzotti
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