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Paolo Viacava è il nuovo direttore del reparto di Anatomia patologica

Il nuovo primario Paolo Viacava
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Il nuovo primario Paolo Viacava

Livorno, il medico in servizio all'ospedale ha intenzione di migliorare il servizio: pap- test, al via la nuova convenzione per ridurre le attese delle nostre 20mila utenti annue

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LIVORNO.  Dal 1° luglio Paolo Viacava è il nuovo direttore dell’Unità operativa complessa di Anatomia Patologica livornese che, a seguito della riorganizzazione in corso, ha esteso la propria competenza anche sull’area pisana. “La creazione del cosiddetto “polo sud” dell’Azienda Usl  Toscana nord ovest ovvero quello che comprende le ex Usl 5 Pisa e Usl 6 Livorno – spiega Viacava – rappresenta un nuovo passo nella riorganizzazione dei servizi offerti dalla anatomia patologica a tutti i presidi sanitari del nostro territorio. Con il mio incarico spero di poter arrivare ad un potenziamento delle attività, già notevoli, garantite dal servizio: basti pensare che solo Livorno nel 2015 ha refertato circa 16mila casi istologici e 7mila citologie cliniche tutte con un elevato standard diagnostico. La vera sfida che ci aspetta, oltre a sviluppare una efficace collaborazione tra tutti i colleghi clinici e un rapporto sereno e costruttivo con l' utenza, riguarderà sicuramente la capacità di garantire tempi ottimali a tutte le nostre risposte diagnostiche: questo vuol dire non solo mantenere risposte celeri per gli esami prioritari, ma anche ridurre i tempi necessari per quelli di controllo”.

Viacava arriva dall'ospedale di Viareggio. E' nato a Seravezza (Lucca) nel 1960, negli ultimi 8 anni ha guidato l’Anatomia Patologica dalla ex Usl 12.  Prima di diventare responsabile del reparto viareggino ha lavorato dal 1993 al 2007 nella Anatomia Patologica Universitaria I di Pisa.

Ridurre le liste di attesa. Un fronte particolarmente importante sarà, infatti, quello relativo ai tempi di risposte per esami di screening come i pap-test. “Gli esami di screening – continua Viacava – si rivolgono a persone presumibilmente sane ed è quindi normale e corretto che abbiano canali e tempi di refertazione diversi da quelli previsti per presunte patologie. È anche vero che ridurre queste attese, che ricordo non incidono sulla evoluzione della malattia se scoperta, sarebbe comunque un importante miglioramento per le nostre utenti. Proprio in questa ottica è stata sottoscritta una nuova convenzione con l’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologia (Ispo) di Firenze che permetterà di rafforzare la capacità di refertazione dei pap test e quindi ridurre i tempi di attesa per le migliaia di utenti che si rivolgono a noi: nel 2015 sono state circa 14mila i pap test di screening e circa 6mila non-screening”.

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