Il Tirreno

Livorno

IL COMMENTO

La Tosca interrotta e il rispetto che non c'è

di ILARIA BONUCCELLI
Il maestro Alberto Veronesi
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Il maestro Alberto Veronesi

Il presidente del Pucciniano, il maestro Alberto Veronesi, ferma l'opera dopo il primo atto in segno di protesta con l'annullamento delle elezioni a Viareggio. Ma anche la Fondazione è un'istituzione da rispettare: il cda si dissocia, eppure non basta

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Ci è riuscito, alla fine, il Maestro Alberto Veronesi a far parlare di sé e del festival Puccini. Dopo il primo atto, abbandona la conduzione di Tosca, l’opera che apre la stagione 2016. È destabilizzato per i morti dell’attentato terroristico di Nizza (ma non per quelli della strage del treno in Puglia). E per il grave attentato alla democrazia appena subito: no, non è il colpo di stato in Turchia. È l’annullamento delle elezioni a Viareggio e la decadenza del sindaco Giorgio Del Ghingaro che l’ha nominato. Affare serio, ma incomprensibile al pubblico straniero, in sala.

In un colpo solo, come ci si aspetterebbe dal presidente di una Fondazione, Veronesi centra due obiettivi: trasforma il festival in una notizia e crea un colpo di teatro. Panico e choc assalgono la Fondazione. Nessuno era al corrente dell’iniziativa. Però, parlare di sorpresa credo che non sia corretto.

Da quando si è insediato come presidente, Veronesi non ha fatto che sorprendere con le sue iniziative. Artisti protestati, promesse di ingaggi (come quella al figlio del presidente del Nicaragua, Daniel Ortega), cambi di programma repentini. Tutto senza mai ascoltare nessuno. Fino alla decisione di non dirigere la Tosca, per solidarietà con il sindaco decaduto. «Non salgo sul podio», dice venerdì pomeriggio. Chi ha pensato di avergli fatto cambiare idea, si è illuso. Ma il fatto più grave è di non essersi aspettati l’interruzione della recita. Anzi, no: di aver consentito a un presidente di arrivare a commettere questo gesto. Episodi come questi non sono il frutto di colpi di testa, ma la conseguenza di comportamenti reiterati, mai censurati. Perché in un anno nessuno ha mai avuto il coraggio di fermare iniziative discutibili o di dire a Veronesi che non era all’altezza del mandato ricevuto? Ci doveva pensare il sindaco? Doveva avere un cda più determinato? Le domande circolano, le risposte no.

Certo oggi il cda si dissocia, ma Veronesi è ancora al suo posto. Non dirige, ma comanda al Pucciniano. Le sue dimissioni, per ora, sono virtuali. Se davvero fosse solidale con il sindaco, per coerenza e rispetto «delle istituzioni violate», se ne sarebbe dovuto andare. Ecco il rispetto. Vede Egregio presidente, le istituzioni da rispettare non sono solo il sindaco. Sono la Fondazione che lei ha promesso di guidare con lealtà, sono il festival Puccini che cerca a fatica di tenere su la testa, sono la Toscana che si fregia di Puccini. È il pubblico che paga per l’opera. E soprattutto è la città di Viareggio che non si merita l’ennesima umiliazione che lei le ha inflitto. Risulta che avrebbe anche avuto la sfrontatezza, venerdì sera, di volersi sedere in platea a seguire la recita. Per fortuna le hanno consigliato di andarsene e per una volta non ha fatto di testa sua. Dopo il danno, anche l’affronto sarebbe stato troppo. Lei, però, non avrebbe risparmiato neppure questo, protetto da un cognome importante che nessuno osa attaccare. Questa è la colpa della città e delle istituzioni di Viareggio. Lei lo sa e se ne approfitta.

Può farlo anche per un altro motivo: perché in Italia nessun «sovrintendente» o presidente di Fondazione paga di persona per i danni o i mancati risultati ottenuti con il festival che gestisce. Questa, però, non è una sua responsabilità. È della politica che non incide, che fa scelte di clientela e non di merito nelle nomine. Che dovrebbe cominciare a stare fuori dalla cultura, quando non è all’altezza. Un monito importante a Viareggio, dove già ci sono delatori e vendicatori pronti a fare festa per quello che è accaduto al Pucciniano. E poi i disfattisti: neppure di loro ha bisogno la città. E credo neanche il festival.

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