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Imputato per il ricatto a luci rosse: «Ero innamorato, il video fu un’idea sua»
Livorno, Fulvio Poggi, 63 nni, ha testimoniato in aula nel processo dove è imputato per tentata estorsione e danneggiamenti nei confronti della ex
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.13826300:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2016/07/16/news/ricatto-a-luci-rosse-col-video-hard-imputato-ex-vigile-urbano-1.13826300]] LIVORNO. Ripete di essere «stato innamorato di quella donna» e «di aver sofferto per mesi quando il loro rapporto è finito». Aggiunge anche di «non essere uscito di casa per un lungo periodo». E quando il giudice gli chiede del video hard e di come sia stato realizzato spiega: «Ha sistemato tutto lei sul tavolo del salotto di casa mia, il lenzuolo, la coperta, il cuscino e ha messo la telecamera in fondo per riprendere. Perché? Non lo so, ma ha detto che avrebbe voluto una copia di quel filmato».
Fulvio Poggi, 64 anni, è l’ultimo dei testimoni a parlare in aula durante il processo che lo vede imputata con l’accusa di tentata estorsione e danneggiamenti aggravati sull’auto della ex. E lo fa per circa mezzora ripercorrendo tutta la relazione con la donna che lo ha denunciato, a partire addirittura dal 2005.
«Ho conosciuto la signora - racconta - undici anni fa in un locale notturno sul viale Italia, e dopo quell’incontro siamo usciti insieme per tre o quattro volte prima di avere un rapporto. Eravamo in macchina, di ritorno da un agriturismo, lei mi disse che si sentiva come un pezzo di legno e io le dissi che avrei provato ad accenderla...».
Poche settimane più tardi, però, il loro rapporto si interrompe e per sette anni i due non si sarebbero più visti, fino al 2012. «L’ho rivista alla champagneria in piazza Attias, mi dette il numero di yelefono e io le detti il mio. Dopodiché ci siamo incontrati di nuovo, per caso, in via Oberdan. Mi disse che stava attraversando un butto periodo e che stava per suicidarsi e che era contenta di avermi rivisto. Aggiunse pure di aver interrotto la storia con il padre di suo figlio e che abitava alla Leccia con la madre».
Questa seconda fase del rapporto è durata poco meno di un anno. «Siamo stati insieme 10 mesi. Eravamo come fidanzati, dormiva da me e io pagavo il teatro al bimbo. In quel periodo lavorava in piazza San Pietro e Paolo in un ristorante». La sera del 9 febbraio 2013 inizia la storia processuale dell’inchiesta. «C’erano cose che non mi tornavano - prosegue - andai a magiare dove lavorava e poco dopo arrivò il suo convivente».
Quello che è avvenuto dopo è un racconto confuso: Poggi che arriva al ristorante con una penna Usb nella quale ha il video e poi l’incontro sul lungomare con la donna e il convivente. «Ho dato a quell’uomo il cd con il filmato perché non credeva alla relazione. Mi ha chiesto se l’avessi pagata. Ho risposto che le avevo e ho dato 700 euro per io bimbo. Lui mi rispose che allora andava bene. Ma dopo un’ora mi ha richiamato lei chiedendomi di andare sotto casa sua dove quell’uomo mi ha colpito».
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