Il Tirreno

Livorno

Lucarelli, “cassa” per 42 «Vogliono affossarci»

Nel mirino l’Authority (e non solo). Lo sfogo dell’ex attaccante: farò come Sansone... «Abbiamo salvato 200 famiglie nel 2008, ora siamo in difficoltà non per colpa nostra»

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LIVORNO. Dal quartiere generale del Lucarelli Terminal si annuncia l’arrivo della cassa integrazione ordinaria al 50% per i 42 addetti («d’intesa con i sindacati»). È questo il nuovo capitolo della crisi della società dell’ex bomber amaranto Cristiano Lucarelli, che nel giorno della svolta negativa si dice amareggiatissimo perché «questa è un’azienda che ha avuto per cinque anni consecutivi i bilanci senza conti in “rosso”, ha pagato regolarmente i propri lavoratori, compreso l’integrativo: siamo una delle poche aziende ad averlo sottoscritto».

Lucarelli è un fiume in piena e tiene a sottolineare che «non perdiamo traffici per demeriti nostri, magari per malagestione o disservizi ma perché l’Authority non è in grado di realizzare le opere che ci consentano di lavorare».

È per questo che nel suo sfogo l’ex attaccante labronico dice papale papale che «farò come Sansone, sono pronto a gesti estremi per battermi contro quella che ritengo una ingiustizia bella e buona». Aggiungendo poi: «Mi vogliono ammazzare commercialmente, mi preparo a una battaglia mediatica e legale a 360 gradi contro tutti quanti hanno creato difficoltà a quest’azienda che, nel 2008, ha salvato duecento famiglie dalla disperazione investendo tutto quel che ho guadagnato nel calcio. E ora si ritrova ripagata in questo modo...».

Nel mirino di Lucarelli c’è la Tirrenia che «ha deciso, in anticipo su quel che diceva il contratto, di andare a servirsi di un terminal concorrente». E qui il titolare del terminal insiste sul paradosso che ha già messo in luce più volte: l’Authority gli ha dato il Molo Italia solo per navi di Tirrenia. E siccome Tirrenia se n’è andata altrove, «io ho sì per qualche mese lo spazio ma non posso metterci nessuna nave».

Sotto tiro sono anche «certe associazioni che non vengono mai allo scoperto e, quando lo fanno, è solo per dare addosso a Lucarelli». Il riferimento è alla recente nota di Asamar sulle concessioni temporanee.

Ma il bersaglio delle critiche è principalmente l’Authority. «Sono otto anni – avverte Lucarelli – che scrivo all’Authority, a suon di deroghe e provvedimenti transitori hanno trovato una soluzione per tutti tranne che per noi».

Dall’azienda dell’ex centravanti si imputa all’Authority di aver frenato lo sviluppo della Lucarelli in due modi: da un lato, non è stata resecata la banchina e questo costringe l’attuale collocazione a ospitare navi solo fino a 150 metri («ma ormai è una dimensione troppo piccola per stare sul mercato»); dall’altro, non è stata delocalizzata l’azienda in Darsena 1.

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