Toscana
Vaccini antimeningite Cannito chiede un’assemblea pubblica
In commissione Cinque audizione dei medici Asl sul tema Necessario coinvolgere i cittadini per fare chiarezza
LIVORNO. Fare chiarezza sulla questione dei vaccini contro il meningococco: è proprio in virtù di questo che si è riunita la quinta commissione comunale. Qui in particolare si è discussa un’ interpellanza presentata a marzo scorso (quando si verificarono casi di meningite in varie parti della Toscana) dal consigliere di Città Diversa, Marco Cannito, in riferimento ai «numerosi dubbi sollevati sulle vaccinazioni contro il meningococco, che è necessario sciogliere».
L’interpellenza di Cannito era rivolta al sindaco Nogarin, in quanto anche presidente della conferenza dei sindici, alla Regione e all’Asl Toscana nord ovest. Il nodo sollevato da Cannito riguardava il fatto che a Livorno non si fosse fatto qualcosa in termini informativi per la cittadinanza sulla situazione. Cosa che invece era stata fatta a Cecina. Nel corso della commissione è stato poi chiarito che a Cecina, l’assemblea pubblica è stata fatta proprio perché convocata dal sindaco. E la richiesta espressa da Cannito, condivisa, da tutta la commissione dato che è arrivata la disponibilità dell’Asl, è stata quella di avanzare anche all’amministrazione livornese la richiesta di mettere in piedi un’iniziativa pubblica su tutta la questione e per chiarire la validità della campagna vaccinale. Sono intervenuti per l’Asl Maria Gloria Marinari e Claudio Tofanari. «Si è registrato un ribaltamento dei dati - ha subito precisato Marinari - Dal 2005 al 2014 il meningococco C ha avuto una forte diminuzione con una prevalenza del meningococco B. Mentre dal 2015 c’è stata una continua progressione di casi di meningococco “C”, e un picco della meningite C».
La Regione, con l’intezione di debellare il focolaio epidermico, il 16 febbraio scorso, ha prodotto una delibera in cui si prevede che sia offerto il vaccino quadrivalente alla fascia di età tra gli 11 ed i 20 anni, e nella fascia tra i 20 ed i 40 anni per i residenti in aree dove si siano verificati casi di meningococco C. Ma nelle altre zone, per i pazienti dai 20 anni in su, è previsto il vaccino monovalente C.
Per sensibilizzare ancora più la popolazione a vaccinarsi, sono stati abbassati i costi: il monovalente è passato da 45 a 24 euro ed il quadrivalente da 60 a 45 euro. Altrettanto non è avvenuto per il vaccino del meningococco B, per cui la Regione prevede la vaccinazione ai bambini nati dal 2014, mentre gli altri devono pagare 70 euro a dose (ne sono necessarie due) una spesa che diventa consistente. Tra i dubbi esposti dal capogruppo di Città Diversa, anche la preoccupazione sulla reale funzionalità della campagna vaccinale. Anche i due responsabili Asl hanno riportato che durante i vari incontri, rivolti in particolare ai giovani tra gli 11 ed i 20 anni, in pochissimi hanno partecipato.
E i dati registrati dall’Asl livornese evidenziano una carenza di coincidenza con le prospettive: infatti, si prevedeva che circa il 75% della popolazione (70 mila persone) si sarebbe sottoposto alla vaccinazione, ma in realtà solo in 20 mila lo hanno fatto. Altro interrogativo sollevato da Cannito ha riguardato infine la mancata vaccinazione a gregge, e di conseguenza la possibile carenza di sicurezza generale. «Il meningococco è un germe da infezione sporadica - ha aggiunto Tofanari - Sostanzialmente sono rari casi, si parla di 38 casi e quindi di una trasmissibilità debole. Inoltre con la mutazione del meningococco “St11” si è aperta anche una mancata fascia di età immune».
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