Il Tirreno

Livorno

Droga e auto di lusso rubate 30 indagati: via al processo

di Lara Loreti
Droga e auto di lusso rubate 30 indagati: via al processo

Udienza preliminare in tribunale della maxi indagine della squadra mobile Il giudice ha respinto le eccezioni degli avvocati e rinviato tutto a ottobre

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LIVORNO. È una delle inchieste con il maggior numero di indagati tra le più recenti che hanno come teatro la nostra città: trenta persone, la maggior parte livornesi ma anche pisani, empolesi e marocchini. Un intreccio di droga e furti di grosse auto, rubate in porto e spedite in Costa Azzurra, scoperto dalla polizia attraverso una lunga indagine, culminata con una serie di arresti lo scorso novembre, che venerdì è approdata in tribunale per l’udienza preliminare, davanti al giudice Ottavio Mosti.

A ottobre la svolta giudiziaria. Nell’appuntamento al primo piano di via Falcone e Borsellino, presenti numerosi degli indagati (di cui alcuni sono tuttora detenuti e sono arrivati quindi accompagnati dalla polizia penitenziaria), avvocati e parenti. I legali - tra gli altri in aula c’erano Nicola Giribaldi, Massimo Gambacciani, Mario Galdieri - hanno presentato dal giudice numerose eccezioni, a partire da problematiche legate alle notifiche degli atti ai propri assistiti, tutte respinte. Poi le singole posizioni sono state analizzate (c’è chi ha chiesto la messa alla prova) e separate dal giudice, che, alla fine di un’intensa mattinata, scivolata anche poi nel primo pomeriggio, ha rinviato il tutto al 28 ottobre. Solo in quella data sarà deciso per il rinvio a giudizio o non dei trenta indagati.

Traffico di auto di lusso. Tra i reati contestati, lo spaccio di stupefacenti, soprattutto cocaina, e anche episodi di aggressioni. Ma l’accusa più grave riguarda l’associazione per delinquere finalizzata al furto di sette grosse auto costossissime (dai 50-60mila euro), arrivate in città via nave, rubate in porto con lo scopo di essere poi rivendute all’estero. Venivano infatti riciclate in Francia. Si tratta di Jeep Grand Cherokee, ancora da immatricolare, portate via dal terminal Livorno Est del porto, in sosta su vari piazzali, nella prima metà dello scorso anno. Il gruppo accusato di associazione per delinquere, secondo la polizia, aveva organizzato la logistica dei furti, ma soprattutto come trarre profitto con le auto rubate. E la droga serviva per finanziare il giro di riciclaggio di mezzi. Gli indagati, secondo la magistratura, avevano predisposto persino dei moduli cartacei (detti “interchange”) per fare uscire le vetture dal porto senza creare sospetti.

La fuga in Costa Azzurra. E proprio dai furti di auto era partita l’indagine, grazie al lavoro della polmare. Un colpo che sarebbe stato portato a termine, con la complicità di un grossista, in particolare da Stefano Niccolini e Mirco Campochiari, considerati da chi ha indagato le menti del giro e aiutati nel progetto del traffico di mezzi da un’altra decina di indagati. Come emerso dagli accertamenti di polizia, grazie alle telecamere del porto, le auto erano state caricate su una bisarca diretta nel sud della Francia e poi depositate da qualche commerciante di veicoli nuovi e usati. Le vetture erano state poi trovate in un garage dalla polizia francese, operazione che aveva portato all’arresto di due commercianti franco-tunisini. Scoperti gli acquirenti, l’indagine si è concentrata sui venditori. Da lì s’è sviluppato il resto dell’inchiesta livornese.

E la droga per finanziare i giri. Il furto delle auto ha poi portato all’individuazione di una rete di spaccio molto capillare, dai fornitori agli spacciatori. Livorno è risultata la città principe dello spaccio, ma casi sono stati registrati anche a Tirrenia, Pontedera, Cascina e nel viareggino. Cessioni continue di piccole quantità di cocaina che molto spesso venivano comprate soprattutto per poter consumare gratuitamente parte della droga acquistata. Per capire il tipo di spaccio al minuto basti dire che il sequestro di maggiore entità fatto dalla polizia era stato di circa 50 grammi di cocaina e quasi un etto di hashish. Ma in base a quanto emerso dalle indagini, c’erano anche clienti abbienti che richiedevano quantità ridotte ma continue. Agli atti di indagine anche intercettazioni telefoniche che hanno poi spinto la Procura a chiedere le misure cautelari eseguite da novembre scorso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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