Il Tirreno

Livorno

“Schiavi liberati” sì ma dall’incuria...

di Roberto Riu
“Schiavi liberati” sì ma dall’incuria...

Chiesa di San Ferdinando: il capolavoro settecentesco ha bisogno di fondi per poter essere riportato a nuovo

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LIVORNO. «Aiutiamo l’angelo e gli schiavi a liberarsi dall’incuria del tempo». È questa l'esortazione lanciata dai Padri Trinitari della chiesa di San Ferdinando (o di Crocetta), un gioiello del barocco incastonato nella Venezia Nuova, il cui interno è stato di recente restaurato: il riferimento è al gruppo marmoreo che campeggia all'altare maggiore della chiesa e che necessita di un intervento di ripulitura (il costo preventivato è di 20.000 euro) per riportarlo al primitivo splendore chiedendo il sostegno della cittadinanza (il post su Facebook per la raccolta di fondi è stato inserito da "Occhio Livorno" e ripreso dall'Associazione Amici dei Musei di Livorno).

È una raffigurazione che evoca in maniera potente, tradotto nel marmo, il messaggio della liberazione degli schiavi dalle proprie catene propugnata sin dalle sue origini dai Trinitari, l'Ordine fondato nel 1198 da Giovanni de Matha e che oggi si confronta con le nuove schiavitù (alcolismo, tossicodipendenza, etc.) e più in generale con la povertà.

Richiesto dal granduca Ferdinando II de’ Medici l’insediamento dei Padri Trinitari a Livorno risale al 1653 a cui seguirà nel 1707 l'innalzamento della chiesa di Crocetta (così chiamata riferendosi all'emblema di Trinitari) su progetto di Giovan Battista Foggini, mentre l'imponente gruppo marmoreo degli “Schiavi liberati” è opera dello scultore carrarese Giovanni Baratta che vi ha eseguito anche sei medaglioni ad altorilievo riferiti alle virtù teologali (fede e speranza) ed alle virtù cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza), oltre a due statue raffiguranti santi re (Edoardo e Ferdinando): il gruppo marmoreo è, in particolare, ispirato alla visione avuta da San Giovanni de Matha il 28 gennaio 1193 quando si trovava a Parigi nell'abbazia di San Vittore durante la celebrazione della sua prima Messa (era appena stato ordinato sacerdote).

Alla tradizione trinitaria è legata anche la figura della Madonna del Rimedio a cui in primavera è dedicata una suggestiva processione notturna di barche ed a piedi lungo le vie della Venezia con l'effige illuminata che viene trasportata a bordo del gozzo a dieci del Venezia sbarcando poi all'Andana degli Anelli con l'omaggio del vescovo rivolto a tutti quelli che vivono col mare e che talora vi hanno perso la vita (le vittime del Moby Prince, i paracadutisti della Meloria, etc.).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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