Il Tirreno

Livorno

«Anche a Livorno c’è la mafia»

di Matteo Scardigli
«Anche a Livorno c’è la mafia»

Nasce l’osservatorio sulle infiltrazioni dei clan: lo gestirà la Fondazione Caponnetto con ex agenti Dda

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LIVORNO. «Anche a Livorno c’è la mafia». Parola di Salvatore Calleri, presidente della fondazione Antonino Caponnetto, che punta il dito su tre grandi realtà cittadine. Di fronte alle preoccupazioni espresse dal Movimento 5 Stelle, il sindaco Nogarin chiama l’associazione intitolata al magistrato italiano simbolo della lotta al crimine organizzato a presiedere il primo Osservatorio Antimafia della città: «Livorno non ha mai affrontato la questione in modo adeguato, chiederemo anche un tavolo tecnico perché il Comune possa vigilare sugli appalti in porto».

Con oltre 600 milioni in arrivo nei prossimi mesi per la realizzazione della Piattaforma Europa il Movimento 5 Stelle non vuol correre rischi e mette Livorno sotto la lente d’ingrandimento, e per farlo si è rivolto all’associazione che qualche anno fa aveva lanciato l’allarme per l’isola d’Elba. «Le particolari condizioni geopolitiche di Livorno ne hanno fatto un territorio fortemente attrattivo per la criminalità organizzata» spiega Calleri riferendosi anche alla provincia, che si affretta a chiarire l’estraneità partitica della fondazione rispetto alla bandiera del Comune. «Alla chiamata di un sindaco - afferma - rispondiamo sempre, vigileremo non solo sul porto ma su tutto il territorio provinciale».

Compito della Caponnetto sarà infatti quello di scattare una fotografia del livello di penetrazione della criminalità organizzata nel tessuto sociale e produttivo del territorio, che vada a supporto del lavoro della magistratura e delle Forze dell’ordine.

Un lavoro di attenzione e prevenzione nel quale sarà in prima linea anche Giuseppe Vitale, ex-investigatore Dia ed “angelo custode” di Caponnetto. Punta decisamente più in alto Marco Giarrusso, portavoce al Senato per i 5 Stelle e membro della commissione antimafia. «Le grandi opere finiscono sempre in tribunale, faremo sì che questo a Livorno non accada. Non solo slogan ma contenuti – sotolinea Giarrusso –, meglio prevenire che raccogliere i cocci com’è successo con l’Expo».

Ma dov’è la mafia a Livorno? Secca la risposta di Calleri: «Non solo all'interno del porto, ma anche alle ex-cave – e lui, da assessore renziano nella giunta siciliana con Crocetta, ne ha tolta una a Matteo Messina Denaro – e nella filiera dello smaltimento dei rifiuti».

«L’ha detto lui!» incalza sorridendo Nogarin, senza tuttavia fare alcun riferimento specifico. «Sollevare la questione è un nostro obbligo – conclude il primo cittadino –, il silenzio favorisce la crescita della criminalità».

A novembre, al termine della fase di monitoraggio, Calleri presenterà i risultati raccolti in occasione della seconda tappa della 22esima edizione del vertice nazionale antimafia, che la fondazione Caponnetto ha intenzione di organizzare proprio a Livorno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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