Il Tirreno

Livorno

Muore annegato a 22 anni dopo il tuffo

di Lara Loreti
Muore annegato a 22 anni dopo il tuffo

Fa il bagno con gli amici ma resta incastrato tra gli scogli

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LIVORNO. Beffarda la vita. Fa sopravvivere agli stenti e al dolore chi, fra mille ostacoli, affronta un viaggio infinito attraverso l’Africa, il Mediterraneo, in un momento storico in cui arrivare affamati e disidratati in Europa sembra quasi un lusso. Tra le vuote polemiche che girano intorno al dramma dell’immigrazione. Per poi farti morire agli scoglietti di fronte all’Ippodromo, con l’acqua bassa che si incunea tra una roccia e l’altra, in quello specchio di mare che sta tra l’Accademia e la Vela.

La vita ieri pomeriggio s’è presa gioco di Kinteh Ousman, 22 anni, del Gambia. È morto affogato, incastrato negli scogli, forse dopo aver battuto la testa. Un tuffo in mare con gli amici per rinfrescarsi in un caldo pomeriggio di luglio, quando sul mare c’erano centinaia di persone tra bagnanti, gente a passeggio e giovani a fare sport. Un bagno che si è trasformato in tragedia.

In Italia da novembre 2014, in città da sei mesi, Kinteh era sul lungomare con un gruppo di quattro amici, tutti del Gambia, richiedenti asilo e ospiti dell’hotel Giappone. Poco prima delle 19.30 i cinque hanno deciso di fare un bagno. Si sono tuffati insieme, ma poco dopo sono riemersi in quattro. In un primo tempo i ragazzi, tutti maggiorenni sui 20 anni, non si sono resi conto che Kinteh mancava, ma quando dopo qualche minuto hanno realizzato che non emergeva più, si sono spaventati. E hanno cominciato a cercarlo. Una ricerca che, attimo dopo attimo, è diventata sempre più affannosa. Sott’acqua, nei paraggi, non si vedeva nulla. Il 22enne sembrava come risucchiato.

La preoccupazione diventa panico. I giovani si guardano fra loro: che fare? Allora iniziato a gridare, attirando l’attenzione di una coppia di livornesi, Pietro Susini e Adda Mancini, che in quel momento si trovano sugli scogli. “Aiuto, manca uno di noi”, dicono in un italiano molto stentato. Pietro e Adda si danno subito da fare per aiutarli. Ma di Kinteh nessuna traccia. Scatta quindi l’allarme al 118 quando sono le 19.27. Sul posto in 5 minuti arriva un’ambulanza della Misericordia con il medico Lorenzo de Toffoli. Intanto, un giovane in kayac si mette in cerca del 22enne, ma l’operazione è difficile perché lui è incastrato e quindi non ben visibile dalla superficie. Inoltre, il punto esatto non è chiaro.

La macchina dei soccorsi nel frattempo è partita e nel giro di qualche minuto agli scogli dell’Accademia arrivano anche una vedetta della Capitaneria di porto, un’auto di servizio via terra e i sommozzatori dei vigili del fuoco. Sono questi ultimi a recuperare il corpo del giovane quando è mai però erano passati troppi minuti dal momento dell’immersione.

«Da quando i giovani hanno dato l’allarme a quando il 22enne è stato trovato sarà trascorsa almeno mezz’ora», dice Massimo Mazzi: «Io sono passato in bici, ho visto loro che si sbracciavano e ho chiesto spiegazioni su dove il disperso potesse trovarsi. Poi sono arrivati i pompieri che si sono immersi, hanno perlustrato la zona e in pochi minuti sono riusciti a trovarlo». Il 22enne è sotto uno scoglio, in punta. Il suo corpo viene recuperato e messo sugli scogli più piatti. Lì, in condizioni molto difficili, i volontari della Misericordia, col medico del 118, iniziano al volo le manovre di rianimazione. Tentano per mezz’ora e poi proseguono ancora i tentativi lungo il tragitto verso il pronto soccorso e poi in ospedale. La speranza è che la fibra forte di Kinteh e la sua giovane età concorrano al miracolo. «Speriamo che ce la faccia», dice Pietro Susini. In pronto soccorso sembra che ci sia una piccola ripresa del battito cardiaco, ma le speranze si spengono presto: purtroppo per Kinteh il destino è segnato.

Mentre i medici tentano il tutto e per tutto, gli scogli dell’Accademia pian piano si svuotano. Vanno via testimoni e curiosi, già ascoltati dai militari della Capitaneria. Restano solo loro quattro: gli amici di Kinteh, coloro con cui voleva condividere una gioia. Seduti sugli scogli, lo sguardo basso, le lacrime agli occhi, non hanno parole da spendere. Un dolore silenzioso e intimo, che mette fine a un sogno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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