Il Tirreno

Livorno

Dieci edifici occupati in città e 100 famiglie in lista d’attesa - VIDEO

di Juna Goti
Dieci edifici occupati in città e 100 famiglie in lista d’attesa - VIDEO

Dai distretti Asl alle ex circoscrizioni: a Livorno c’è una rete parallela di gestione della crisi. Asia Usb: «Bene se Nogarin farà alla Cigna un centro per l’emergenza abitativa»

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LIVORNO. A Livorno, come in ogni altra città d’Italia, esistono le case popolari ed esiste una graduatoria, gestita direttamente dal Comune, per far fronte all’emergenza abitativa. Ma esiste anche una sorta di mondo parallelo: una rete organizzata di occupazioni abusive, con regole definite e liste di attesa, «perché se non facessimo così centinaia di famiglie resterebbero in mezzo alla strada».

A raccontare questa realtà che spesso non si vede o non si vuole vedere è Fabio Caso, del comitato casa e di Asia Usb. «A Livorno - spiega - gestiamo nove strutture, con all’interno 200 famiglie, per un totale di circa 450 persone. Ci riuniamo ogni lunedì alle 21.30 all’ex Caserma, dove c’è sempre lo sportello dell’emergenza abitativa. E ogni volta si presentano nuove famiglie che hanno sfratti in corso o che comunque vivono situazioni di precarietà abitatativa e lavorativa». «In questo momento - rivela - abbiamo una lista di attesa di cento famiglie che stanno aspettando una soluzione che da altre parti non sta arrivando...». Insomma, come chiarisce Giovanni Ceraolo, esiste un comitato che riunisce le famiglie sfrattate, con il sostegno sindacale di Asia Usb.

Le strutture occupate a cui fa riferimento Caso sono, oltre alla torre della Cigna, il palazzo Maurogordato, l’ex circoscrizione 3 in via Corsica, l’ex distretto Asl di via Ernesto Rossi, l’ex circoscrizione 1 in via delle Sorgenti, i locali di via Firenze, la caserma Del Fante, gli ex uffici Atl in via Meyer, due strutture in via degli Asili (l’ex Cecupo e l’ex centro diurno dell’Asl). Tutte occupate, tutte diventate una casa per chi non ce l’ha. «Le famiglie che entrano - riferisce Caso - sono tutte sotto sfratto. Noi facciamo i primi picchetti, cerchiamo di rimandare lo sfratto di qualche mese, ma quando diventa esecutivo cerchiamo di trovare una soluzione». «Prima di invitare a rivolgersi al comitato, cerchiamo in tutti i modi di trovare un percorso legale - sottolinea Ceraolo - in molti casi ci siamo riusciti, ma le case per tutti non ci sono».

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«Al novanta per cento - riprende Caso - parliamo di famiglie già sotto osservazione della commissione comunale, poi ci sono anche situazioni disperate, persone che non sono mai passate neppure da percorsi istituzionali».

«Essendoci diverse etnie e difficoltà - riprende - non è sempre facile gestire le occupazioni. Come sindacato e comitato portiamo avanti dei valori che dovrebbero essere universali e abbiamo dato delle regole: all’interno delle strutture non si devono fare attività illegali, niente spaccio, non deve essere fatta violenza sulle donne o sui minori. Su questo siamo ovviamente intransigenti». «Un mese fa - chiosa - abbiamo fatto dei controlli e buttato fuori sei famiglie. Gli stessi occupanti sono i primi a vigilare».

Nel complesso della Cigna oggi vivono già cinquanta famiglie e questa parte dei sindacati si augura che il Comune acquisisca la struttura per farne un centro per l’emergenza casa. È stato lo stesso Filippo Nogarin ad annunciare il 15 giugno scorso che il Comune sta «trattando l’acquisto della torre». «Pensiamo che il progetto di Nogarin sia un buon progetto - dice Caso - se il Comune riuscirà ad acquisire questo stabile e a farne un centro per l’emergenza abitativa per noi sarà una soluzione estremamente valida. Abbiamo messo sotto i riflettori questo palazzo che ha la storia che conosciamo tutti e che è vuoto da anni e anni». E l’eventuale gestione? «Se l’immobile sarà acquisito - risponde Ceraolo - auspichiamo che venga gestito direttamente dal Comune, senza passare dal privato sociale, dal terzo settore: per questione di spesa e perché secondo noi è arrivato il momento di internalizzare questi servizi».

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