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Livorno

La relazione di Maltinti accende lo scontro tra sindacati e Nogarin

La relazione di Maltinti accende lo scontro tra sindacati e Nogarin

Cgil, Cisl e Uil: «Questa amministrazione non sopporta una dirigenza autonoma e responsabile In Comune stato di malessere del personale, direttrice vittima di cambiamenti di umore del M5s»

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LIVORNO. Puntano il dito contro la politica dell’amministrazione pentastellata in materia di personale. Chiedono di fare subito chiarezza sulla relazione choc presentata dalla direttrice generale in commissione. Ma soprattutto chiedono il rispetto del lavoro e dell’autonomia dei dirigenti. Così in Comune i sindacati sono sul piede di guerra.

Lo racconta il comunicato unitario diffuso ieri dalle segreterie provinciali e aziendali di Cgil, Cisl e Uil. Comunicato che parte dalle dichiarazioni rilasciate il 29 giugno in commissione da Sandra Maltinti, che «trovano una pesante conferma», sottolineano, nelle dichiarazioni poi rilasciate dal sindaco sulla speranza di una «maggiore incisività dell'azione politica su quella amministrativa».

«In questo atteggiamento - scrivono Cgil, Cisl e Uil - si rileva lo stato di malessere che in Comune colpisce gran parte del personale: dagli operatori di nidi e materne alla polizia municipale, agli amministrativi e alla dirigenza. Un malessere che tutte le organizzazioni sindacali e la Rsu hanno cercato di rappresentare anche ai consiglieri della prima commissione e che da tempo si manifesta con vari stati di agitazione e si esplicita con le oggettive difficoltà nella definizione dell'accordo integrativo aziendale, nei ritardi della firma per l'erogazione della produttività 2015 e nel dare seguito alle Peo (posizioni economiche orizzontali) che dovevano essere assegnate giuridicamente già da dicembre».

Sulle politiche del personale, «pur avendo disponibilità», si sono avute «risposte non adeguate, tempi lunghi e poca progettualità». Visto che: 1) «il sindaco e la giunta, pur avendo 500mila euro a disposizione per assumere sostituendo una parte dei 57 dipendenti andati in pensione nel 2015, azzerano il capitolo di bilancio»; 2) «pur avendo a disposizione 1,4 milioni si rifiutano di assumere a ruolo 17 insegnanti di nido e materne»; 3) allo stesso tempo, però, «ritengono utile procedere all'assunzione di due dirigenti, senza prima aver compiuto una verifica dell'organizzazione del lavoro e della concreta possibilità di attribuire altre competenze a chi già oggi ricopre incarichi dirigenziali».

«A noi - vanno all’attacco i sindacati - il quadro appare preoccupante: questa amministrazione non sopporta una dirigenza che la legge italiana e il contratto nazionale di lavoro vuole autonoma e responsabile». E «la necessità di fare a meno del direttore è racchiusa in questo concetto», così come «l'idea che il rapporto con i sindacati e il contributo che questi possono dare per la soluzione dei problemi fosse del tutto inutile, è stato spesso il mantra dell'azione amministrativa».

«Un ulteriore incentivo al diritto alla partecipazione, trasparenza e fruibilità della casa comunale - chiosano - è dato dalle ultime limitazioni imposte per la fruizione della sala del consiglio comunale, legata ai pass contingentati, alla faccia del diritto all'informazione».

Quindi tornano al caso Maltinti: «Lo stesso Nogarin ha ritenuto valido e utile l'apporto professionale della dirigente, dato che il contratto di lavoro lo ha promosso e firmato lui». Quindi chiedono che «rispetto a quanto dichiarato in commissione dalla Maltinti, che ha alluso a pressioni, a stanze politiche e non amministrative dove si sta componendo la macrostruttura dell’ente, a gare in corso di pubblicazione bloccate per ingerenza politica, ad assessori e consiglieri che per realizzare le loro personali iniziative pongono in essere indebite ingerenze grazie a impiegati accondiscendenti», sia fatta la «massima chiarezza, nell'interesse dei lavoratori e dell'amministrazione stessa».

«Si apre così a Livorno - è il duro commento finale - un altro caso eclatante che i sindacati seguiranno con attenzione perché non c'è in gioco solo la dignità di un dirigente, che sembrerebbe vittima di un cambiamento di umori del sindaco e della sua maggioranza». Ma «il rapporto tra politica e dirigenza, che deve essere contrassegnato da una reciproca collaborazione, che può non essere immune anche da una dialettica vivace, ma che deve essere svolto sempre nel rispetto dei ruoli e della reciproca autonomia».

(j.g.)

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