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Bilancio Spil, l’analisi: Aaa patrimonio (s)vendesi, ma cosa resta?
La Spil dev’essere «la nostra piccola Eni», così parlò il sindaco Nogarin dopo la conquista di Palazzo Civico. Il problema non è il lapsus (voleva riferirsi all’Iri)...
LIVORNO. La Spil dev’essere «la nostra piccola Eni», così parlò il sindaco Nogarin dopo la conquista di Palazzo Civico. Il problema non è il lapsus (voleva riferirsi all’Iri) bensì il fatto che rischiamo tutti noi di ritrovarci in mano il bis di una “grande Aamps”. Ma con due differenze di rilievo.
La prima riguarda il fatto che Aamps fa un servizio (raccolta rifiuti) che con due-tre giorni di stop fa esplodere la piazza, il malcontento, la ribellione. La Spil no: e questo finisce per lasciare sotto traccia guai e sofferenze. Come una bega interna al Palazzo. Eppure è stata fondamentale l’azione di Spil su Borma e Cmf perché la chiusura di due fabbriche fosse rimpiazzata da tante imprese con più occupati di prima.
La seconda differenza ha a che fare con il patrimonio. È patrimonio il parcheggio Odeon (che è la ragione dell’indebitamento-monstre lasciato in eredità dalla giunta Pd), sono patrimonio i terreni in zona portuale di Paduletta e i numerosi alloggi locati. Sarebbe paradossale il patatrac di una società che ha sì i conti in profondo rosso e ha un debito-macigno, ma conta su un ingentissimo portafoglio di proprietà.
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A questo punto, delle due l’una. La Spil potrebbe vendere gli alloggi, che però equivalgono a case popolari, creano poca redditività da affitti e difficilmente possono essere messi sul mercato (a meno di non credere di passarli al Comune in cambio di una iniezione di capitali). O potrebbe vendere Paduletta, ma adesso che ha l’acqua alla gola rischia di farlo per quattro soldi.
Mentre i soci vogliono solo uscire il prima possibile, dietro l’angolo c’è la rinuncia alle “zolle d’oro” che Cosimi considerava la chiave per incidere sugli equilibri in porto. E la fine della società di reindustrializzazione proprio mentre la crisi industriale morde di più.
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