Gioco
«Basta illazioni, chi ci accusa parli chiaro»
LIVORNO. «È ora di finirla con le illazioni e le mezze frasi. Se i sindacati o qualsiasi altro dipendente comunale sono a conoscenza di fatti specifici in grado di circostanziare le accuse piovute su...
LIVORNO. «È ora di finirla con le illazioni e le mezze frasi. Se i sindacati o qualsiasi altro dipendente comunale sono a conoscenza di fatti specifici in grado di circostanziare le accuse piovute su questa amministrazione di “creare un clima di terrore” all'interno del Comune, è bene che parli chiaro». Ha reagito così il sindaco Filippo Nogarin alla nota delle segreterie provinciali e aziendali di Cgil Cisl e Uil diffusa ieri in merito alla relazione della direttrice generale del Comune.
«È incredibile - è intervenuto Nogarin - che i sindacati prendano per buone le accuse del direttore generale. Tutte le decisioni prese da questa amministrazione dal momento del suo insediamento avevano l'unico obiettivo di rendere sempre più efficiente la macchina amministrativa. I tagli ai trasferimenti statali e regionali ci hanno imposto di azzerare il fondo per nuove assunzioni in Comune, che non avremmo comunque potuto fare a causa dei blocchi imposti per la ricollocazione del personale delle province. In ogni caso, senza quei 500mila euro avremmo dovuto ridurre drasticamente i servizi essenziali ai cittadini livornesi. E questo avrebbe creato un disastro dal punto di vista sociale in una città con 30mila disoccupati».
«L'intenzione di questa amministrazione - ha poi annunciato - è mettere mano alla macrostruttura del Comune. Non esiste alcun progetto oscuro elaborato nelle segrete stanze: l'amministrazione ha già aperto un confronto con i sindacati che auspichiamo possa proseguire in modo propositivo e costruttivo. Ogni accusa o allarmismo, dunque, al momento è fuori luogo. È bene però chiarire un punto: il compito dei dirigenti è tradurre in atti amministrativi le linee guida che arrivano dalla parte politica. Ben venga il confronto, anche aspro, ma ciascuno deve rispettare il proprio ruolo».
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