Il Tirreno

Livorno

«Tutele anche per i disoccupati livornesi»

di Enrico Paradisi
«Tutele anche per i disoccupati livornesi»

L’assessora Dhimgjini sui lavori utili per i richiedenti asilo: i bandi regionali così non funzionano

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LIVORNO. «La priorità sollevata più volte dall’amministrazione non si limita alla questione dei profughi o richiedenti asilo, ma la battaglia politica si deve fare a nostro avviso in un’ottica più ampia». L’assessora al Sociale Dhimgjini risponde così sulla vicenda delle attività socialmente utili che dovrebbero svolgere i richiedenti asilo, ma che in città a differenza di altri comuni della provincia non ha trovato ancora applicazione.

La battaglia politica per Dhimgjini si deve fare seguendo una visione più ampia, che comprenda garanzie e tutele anche per i numerosi disoccupati livornesi. «Più volte - aggiunge - sia in Regione che al tavolo prefettizio abbiamo sottolineato come il contributo che va ai profughi deve andare anche ai disoccupati». E sul fatto che il Comune non abbia presentato un progetto replica così: «Oltre che ad essere oggettivi, e dire che questi bandi non funzionano concretamente perché a livello di pacchetto completo si dovrebbe pensare a monte e non lasciare vuoti economici che poi devono colmare gli stessi enti locali». Il Comune, spiega ancora Dhimgjini, ha coinvolto tutte le realtà del territorio nell’ambito della consulta delle associazioni, e a questi incontri gli intenti sono stati positivi, ma si sono risolti in un nulla di fatto proprio perché alla fine ci si è scontrati proprio con la stessa problematica: quella cioè della mancanza di garanzie economiche su molte partite.

Il problema di fondo per ora, nell’ambito di questi bandi è che non ci sarebbero le necessarie garanzie e certezze finanziarie sulla eventuale copertura. «In un quadro e in un contesto socioeconomico molto povero come quello livornese - sottolinea ancora Dhimgjini - e in cui l’attenzione politica sta a soffermarsi su aspetti sicuramente importanti, ma non così impellenti, per come sono pensati a livello di bandi, va da sé che le scelte più ragionevoli possibili sono quelle di tutelare le numerose posizioni di difficoltà degli oltre trentatremila disoccupati livornesi sul nostro territorio». «La logica - conclude - dovrebbe essere quella di non incidere su un settore già sofferente per colmare un vuoto, bensì di finanziare e sostenere la battaglia di tutela anche dei cittadini livornesi che si trovano in una difficile situazione economica nella nostra città».

Enrico Paradisi

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