Il Tirreno

Livorno

Caro affitto, condannati i Pancaldi

di Federico Lazzotti
Caro affitto, condannati i Pancaldi

I proprietari dello stabilimento dovranno versare oltre 50mila euro al Comune. Il Tribunale: «Aumento giustificato»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Nella guerra del caro affitto il Comune di Livorno batte in Tribunale i bagni Pancaldi e Acquaviva. E ora si prepara (ricorsi e appelli permettendo) a incassare oltre 50mila euro. Vale a dire la cifra corrispondente all’aumento sul canone imposto dall’amministrazione ai concessionari dello stabilimento a partire dal 2012 e mai versato.

Dopo quattro anni di battaglie legali, la decisione è stata depositata nei giorni scorsi dai giudici della terza sezione del Tribunale amministrativo di Firenze che a dicembre avevano già trattato (e respinto) buona parte del ricorso presentato dagli avvocati della società “Stabilimenti Balneari Panacaldi & Acquaviva Spa”.

Allora, sul tavolo era però rimasto il piatto forte del contenzioso, vale a dire l’ammissibilità giuridica e la bontà del conteggio fatto del Comune per aumentare di circa 25mila euro l’affitto annuale ai Pancaldi dopo l’ampliamento dello stabilimento con la sala congressi.

Secondo gli avvocati dello stabilimento, infatti, «l’amministrazione - si legge nella sentenza - nel determinare il canone da esso dovuto per l’occupazione dell’area demaniale, avrebbe preso indiscriminatamente in considerazione un insieme eterogeneo di superfici aventi diverse destinazioni, senza considerare in modo specifico solo quelle aventi effettiva destinazione commerciale».

Insomma, non tutto - secondo i legali - dà ai Bagni un guadagno, e dunque quelle aree non avrebbero dovuto essere conteggiate nel calcolare il balzello.

Eppure proprio il ritocco verso l’alto del canone è collegato a doppio filo all’inaugurazione da parte dei proprietari, proprio nel 2012, della sala congressi che guarda l’hotel Palazzo e simbolo della “Bella Epoque”, e dove da allora si svolgono meeting, cene di gala e matrimoni.

«Lo spazio commerciale usato - spiegano dal Comune - da allora è aumentato - e quindi deve essere pagato come tale. Il conto è matematico: si guarda il valore al metro quadro si aggiungono i coefficienti per un canone commerciale in quella determinata zona, il lungomare di Livorno in questo caso, e poi scala dal totale l’agevolazione perché si tratta di una attività stagionale calcolata su sei mesi invece che su dodici».

Gli avvocati del Comune, in tribunale, sono stati ancora più chiari per spiegare il meccanismo giuridico.

«Ai fini della determinazione del canone - è uno dei passaggi citati nella sentenza - sono stati considerati di natura commerciale non solo i locali destinati ad attività ricreativa ma anche quelli ad essi accessori come l’ingresso, la cucina, il magazzino ed i servizi igienici».

Una tesi abbracciata in pieno dalla corte. «Il criterio utilizzato dal Comune di Livorno - scrivono nel dispositivo - appare corretto in quanto anche le predette superfici concorrono, sia pur in via accessoria, alla funzione principale cui è stata adibito la parte dell’immobile qui presa in considerazione».

Argomenti in senso contrario - aggiungono i magistrati entrando nel tecnicismo - «non possono ricavarsi dalla circolare del Ministero dei trasporti che prospetta l’esenzione dal computo delle superfici destinate al commercio delle sole pertinenze che non sono accessorie a tale attività o a quella terziario direzionale».

Ecco dunque perché il ricorso da parte dei Bagni Pancaldi «viene respinto». E ora i proprietari oltre ai 50.687,51 euro di arretrati sono stati anche condannati al pagamento delle spese processuali per altri 3mila euro.

@fedelazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web