Il Tirreno

Livorno

Duemila sfilano in piazza a chiedere lavoro e dignità

di Enrico Paradisi
Duemila sfilano in piazza a chiedere lavoro e dignità

Sciopero generale unitario con corteo in centro. Adesioni anche dell’80% Cgil, Cisl e Uil: «Vogliamo un incontro urgente con i sindaci dell’area di crisi»

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LIVORNO. «Non uno sciopero contro, ma uno sciopero per...». Lo ripetono un po’ tutti tra delegati, sindacalisti e lavoratori che ieri mattina alle 9 e mezzo sono partiti ordinatamente dal monumento ai caduti di piazza Magenta, per partecipare al corteo e alla manifestazione, a seguito dello sciopero generale territoriale, indetto unitariamente dalle tre sigle confederali Cgil, Cisl e Uil.

Sono un po’ più di duemila con cappellini, fischietti e bandiere a muovere verso piazza del Municipio, dietro allo striscione «Livorno si ferma per rialzarsi», portato a mano dai segretari Francesca Cantini (Uil), Maurizio Strazzullo (Cgil) e Giovanni Pardini (Cisl). «Non c’erano le istituzioni - dice Strazzullo - ma prima del 15 luglio le chiameremo, per chiedere come andare avanti, attirare lavoro e creare occupazione». Vista anche l’adesione che in alcuni casi ha toccato l’80%, i sindacati hanno inviato alla fine della manifestazione una richiesta urgente di incontro ai sindaci dell’area di crisi per arrivare con una proposta unica alla riunione della cabina di regia dell’accordo di programma del 14 luglio. Remare tutti nella stessa direzione e basta litigi o discorsi, dice Pardini e attivare la politica del fare: «Concretizziamo obiettivi per il lavoro e il sostegno a chi il lavoro lo ha perso. Abbiamo bisogno di unità non spaccature: abbiamo bisogno di portare avanti progetti sul porto, sulle aree industriali, abbiamo bisogno di un nuovo ospedale», sottolinea il segretario Cisl. Mentre per Cantini si tratta di trovare il modo di agganciare la crisi al futuro.

A spingere un carrello della spesa in plastica con sopra una grande “A” accentata, (l’ultima lettera che compone la parola “dignità” in giallo a caratteri cubitali) c’è Beppe Luongo: «E’ la parola chiave della manifestazione - dice il sindacalista della Cgil- prima di tutto infatti ci deve essere la rivendicazione all’esistenza sociale, che solo il lavoro può dare. Il che significa che qualcuno non ha fatto quello che doveva così come fanno i lavoratori che oggi scioperano». E la sua preoccupazione va a «quegli otto» che sono stati licenziati per la vicenda dell’ippodromo Caprilli. Anche Luciano Gabrielli della Fiom è dello stesso avviso: a Livorno si soffre una grande crisi, e serve attirare investitori sul territorio. Ok gli ammortizzatori, ma serve il lavoro. «Sono qui perché mi piace l’idea di cercare l’unità dei lavoratori, il contrario di quello che sta facendo la politica», ha detto invece Giovanna Cepparello, l’ex presidente del Consiglio comunale, anche lei in mezzo al corteo.

C’erano pure lavoratori del parco industriale di Rosignano che hanno aderito per sollecitare l’urgenza nell’applicazione dell’accordo di programma. Il serpentone attraversa il “Pentagono”, e dopo aver virato in via Grande per piazza del Pamiglione, imbocca via San Giovanni. In piazza del Muncipio da un palco sotto la Provincia tocca a Claudio Marmugi presentare i delegati: «I problemi che ha questa città sono di tutti, non solo di quelli che sono qui - ha esordito - Ora c’è il Cacciucco Pride, ma è il momento di riscoprire lo sciopero pride, l’orgoglio cioè di scioperare». La prima a parlare è Rossella Allegri, lavoratrice del settore pulizie: «Sono una tra quelli definiti invisibili. Siamo lavoratori precari a vita, siamo quelli che hanno pagato spendig review».

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