Gioco
“Orient express”: Livorno-Mongolia in sella alla moto
L’avventura di tre livornesi verso Ulan Bator, 25mila chilometri per realizzare un sogno: «Sarà il nostro Interrail a sessant’anni»
LIVORNO. Un ormeggiatore in pensione, un’apicoltrice e l’antico re della brioche. Tre mondi diversi, tre mondi con pochi punti in comune. Perchè c’è il mare, c’è l’amore per la natura e c’è l’arte della pasticceria. Ma in mezzo - tra barche da attraccare, barattoli di miele e pezzi dolci - c’è sempre stata una grande passione, quella per i viaggi. Non semplici weekend in giro per l’Europa, ma vere e proprie avventure. E la prossima, che inizierà giovedì 30 giugno, è impressionante: andata e ritorno in moto fino in Mongolia, «la casa dei sognatori», fino alla capitale Ulan Bator.
Un viaggio infinito, «senza tappe precise e senza alberghi prenotati, perchè qualsiasi intoppo potrebbe farci saltare tutto il programma». Nessuna tappa, ok, ma un percorso «studiato in linea di massima», guardando semplicemente la cartina e segnando la strada meno pericolosa e più affascinante. Un’avventura di due mesi, lunga circa 25mila chilometri e con un budget stimato di 4mila euro a testa (benzina, spese per dormire e mangiare, assicurazioni, visti, ricambi per le moto...).
I TRE PROTAGONISTI. L’ormeggiatore è Valter Mattei, 65 anni, conosciuto in città come “Villi”. «Nella mia vita ho viaggiato tantissimo attraverso l’associazione “Avventure nel mondo” - racconta prima della partenza - ma incastrando sempre le vacanze in mezzo al lavoro. A gennaio sono andato in pensione, così stavolta partirò senza obblighi di date. Abbiamo previsto di stare due mesi fuori, ma vedremo in base ai costi, alle condizioni della moto, alla nostra stanchezza...».
L’apicoltrice è la moglie, Anna Brandazza, 54 anni, anche lei nata con la passione per i viaggi. I due andranno insieme sulla stessa moto, la nuova Honda Africa Twin. «I motori sono l’altra mia passione - continua Mattei - negli anni ’80 partecipai anche ai campionati italiani, aspettavo l’uscita di questo modello da una vita. E proprio questa moto, per me, rappresenta una garanzia: è affidabile e sicura, è perfetta per questo viaggio. D’altronde, se si rompe il motore in Mongolia, chi lo cambia? Con questa Honda sono più tranquillo...».
E su un’altra Africa Twin salirà il terzo viaggiatore, Alessandro Londi, l’ex proprietario della “Londi”, l’azienda livornese specializzata nella produzione di prodotti da forno. «È un viaggio, ma anche una mezza impresa - aggiunge la Brandazza, pronta a salire sulla moto insieme al marito e a tuffarsi in questa avventura - inizialmente volevamo andare verso l’Iran e il Turkmenistan, ma poi sono nati problemi con i visti e quindi abbiamo scelto la Mongolia». In mezzo un tour tra tanti Paesi: Italia, Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria, Turchia, Georgia, Russia, Kazakistan e Mongolia.
E il ritorno? «L’idea è quella di attraversare la Russia - rispondono Mattei e Brandazza - per arrivare nella penisola scandinava e scendere giù fino a casa: Finlandia, Svezia, Danimarca, Germania, Austria e Italia. Insomma, un bel cerchio sulla cartina tra Europa e Asia...». Sì, un giro tra 15 Paesi, in mezzo a culture e tradizioni diverse. Con il pensiero rivolto sempre alla Mongolia, meta scelta successivamente e diventata subito un sogno da vivere. «Lì ci sono pochissime strade asfaltate - sottolinea “Villi” - così, sulla moto, porterò anche due ruote speciali per affrontare certi tratti di strada. Ma siamo organizzati sotto ogni punto di vista: tende, sacchi a pelo, fornellini...».
MAL D’AFRICA. Mattei e Brandazza, al di là di questo viaggio, sono stati protagonisti di tantissime vacanze-avventure. Soprattutto in Africa, «dove siamo stati una decina di volte, anche per il viaggio di nozze». E anche per seguire da vicino gli sviluppi della Onlus che hanno creato qualche anno fa, “Cars for Africa”, fondata insieme al fratello della Brandazza, Gigi. «Abbiamo scavato alcuni pozzi nel Benin e abbiamo costruito un asilo in Etiopia - le parole di Anna - il motore è mio fratello, che si occupa soprattutto di cercare i finanziamenti, mentre io e Valter andiamo spesso a controllare, ovviamente pagando il viaggio con i nostri soldi. Adesso all’asilo vanno circa 120 bambini, ai quali forniamo anche un pasto al giorno».
Un continente cambiato sensibilmente negli ultimi anni, soprattutto per alcuni dettagli che conosce solo chi è stato nello stesso punto più di una volta, magari a distanza di tempo. «Una trentina di anni fa - ricorda Mattei - andai in Etiopia con un gruppo di viaggiatori, ci fermammo vicino a una tribù e lì ci accolsero con le classiche danze tribali. Bene, sono tornato nello stesso posto nel 2006 e ho trovato un albergo, un parcheggio, un bar, un campeggio... Insomma, un altro mondo. E ormai le tribù sono abituate a fare foto con i turisti, non c’è più quell’aria selvaggia che aveva un fascino incredibile». Un fascino che Mattei, Brandazza e Londi sperano di trovare sulla strada per la Mongolia, tra la Russia, la Cina e il Kazakistan. «La figura di Gengis Khan mi ha sempre affascinato - chiude “Vitti” - sarà un viaggio diverso dal solito, ma non vediamo l’ora di partire». Con lo spirito di tre ventenni pronti per l’Interrail.
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