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La burla di Lenny: «Com’è nata l’idea del falso assessore»
Livorno, parla il pugile protagonista della beffa su Facebook. «Che non sono grillino lo sanno anche i muri»
LIVORNO. Lenny Bottai, lei è stato protagonista della burla del post in cui dice su Facebook di essere il nuovo assessore della giunta Nogarin, salvo due ore più tardi rivelare che era solo una beffa. Come nasce la bufala dell'assessorato?
«Stavo scherzando con due amici che seguono come me la politica a Livorno e mi dicevano che ero nel toto-assessori. Sapevo perché in settimana alcuni giornalisti ed altre persone mi avevano chiesto di quello che poi era finito anche sul giornale in passato. Ruzzando, in stile labronico ho detto: è l'una passata, se l'annuncio ora con la smania delle notizie che c'è, vi immaginate? Ci siamo messi a ridere e l'ho messo, come una cosa goliardica tra noi, oltretutto si percepiva anche da "stadio nuovo subito!" che sapeva molto di Cetto Laqualunque. Marco Bruciati, consigliere di Buongiorno Livorno, ha scritto ironicamente: "Allora mi vesto bene". E il sindaco scherzosamente ha scritto: "Buon lavoro". Ma voglio dire... In mezz'ora, mentre mangiavo, la cosa ha fatto il giro del web e mi hanno chiamato tutti dicendomi che ero al tg e su alcuni giornali on-line (qualcuno si è correttamente informato e quindi non c'è cascato). E ovviamente nelle accuse dei detrattori della giunta. Dopo poco ho scritto che era uno scherzo ma l'esperimento sociale era riuscitissimo. È stata comunque una lezione».
Cosa intende per "lezione"?
«Prima di tutto per cosa è diventata l'informazione. Fagocitare notizie e prediligere il tempismo alla sostanza. Non avere relazioni umane ma usare i social. Non si informa più dei fatti ma sui fatti, come diceva Carmelo Bene. In secondo luogo il pessimo usufrutto del gossip nella politica, che ha preso il sopravvento sulla ratio e sull'interesse per il bene della comunità. Infine, la disgrazia della cultura della delazione altrui come mezzo di legittimazione politica. Che non coinvolge persone normali ma anche appartenenti alla politica stessa, istituzionale e non».
Ma la complicità del sindaco e del vero assessore con i “like”?
«Penso che avendo letto si sono fatti una risata con naturalezza. Un livornese che non sa scherzare, prendere e prendersi in giro, forse non è degno di esser chiamato tale. La retorica sollevata da alcuni detrattori è vergognosa, c'è chi ha detto che ci sono problemi seri e non è il caso di scherzare. A parte il fatto che si trattava dello sport, fosse stato un assessorato delicato tipo il sociale non avrei ironizzato. E poi, è ipocrisia pura. La gente è offesa da chi ha privatizzato beni e servizi, disintegrato la scuola ed il lavoro, mica dai miei scherzi».
Ha pensato seriamente a questo ruolo?
«Se volevo farlo, mandavo il curriculum. Ho più volte detto che non sono un grillino, lo sanno anche i muri. E' che se non sei nella cordata degli "anti a prescindere", allora…».
Fosse assessore, cosa farebbe?
«E' un discorso complesso, ma sintetizzo: potrebbe essere una risorsa il fatto che in una città dove per densità di abitanti ci sono più iscritti che in tutto il paese. Ovviamente con una distinzione e distribuzione degli avamposti che sono e devono tornare ai cittadini. Dove non deve essere bieco business nei luoghi che sono pubblici, ma accessibile, anche per non essere competizione sleale ai privati. Il calcio nei cortili è finito, ogni quartiere deve avere un campo. Poi, la tradizione col remo che è la nostra essenza, e la scuola, dove manca una cultura di partecipazione».
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