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"Io, sopravvissuto all’inferno di Istanbul"

"Io, sopravvissuto all’inferno di Istanbul"

Nicola Scatigno, manager dell’azienda livornese Ciano è scampato all’attentato: «La polizia non ci ha assistiti»

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LIVORNO. «Sì, Nicola lavora per noi si trovava a Istanbul per un viaggio di lavoro, ma è molto difficile contattarlo in questo momento e sapere con precisione i suoi spostamenti. Sappiamo soltanto che ieri mattina era ancora in Turchia, ma non possiamo dirle nient’altro». Confermano così, mercoledì 29 giugno, dall’azienda livornese di catering, Ciano International al Picchianti, la presenza all’aeroporto di Istanbul del loro manager Nicola Scatigno, scampato al tragico attentato di martedì.

Pugliese di Mola di Bari, ma livornese almeno per quanto riguarda il lavoro, è infatti operation manager dell’azienda di via dell'Ecologia che si occupa di catering , era arrivato martedì a Istanbul in volo da Bari e da lì avrebbe dovuto proseguire il viaggio per l’Afghanistan.

Secondo l’azienda livornese dunque, Scatigno ieri ancora a Istanbul, anche se in procinto di rientrare a Bari, proprio a causa del terribile attentato. Il racconto del manager è allucinante: «La polizia locale, all’uscita dell’aeroporto era inesistente - dice Scatigno - Quelli che c’erano si preoccupavano per lo più di non farci fare foto, mentre uscivamo dall’aeroporto perché siamo passati proprio davanti alla zona dell’esplosione della bomba, agli arrivi, dov’era praticamente tutto distrutto. Si sono più preoccupati di dirci “tenete i telefonini in tasca”, ma l’assistenza non c’era. Nessuno, tra l’altro, parlava inglese». Lo dice mentre è in fila per i controlli sempre nell’aeroporto dove martedì l’attacco suicida di tre kamikaze ha provocato 41 morti e il ferimento di circa 240 persone tra poliziotti, personale in servizio nello scalo e viaggiatori.

Quando c’è stato l’attacco Nicola si trovava all’interno della business lounge. «Lì - racconta sempre il manager - ci hanno fatto rimanere per circa quattro ore chiusi dentro. Poi ci hanno detto di uscire, di fare il controllo passaporti, e infine di prendere un pullman. Ma ovviamente all’uscita non c’è stata la possibilità di avere nessuna informazione, zero». «Ho dovuto prendere un taxi con altre tre signore - ha aggiunto il manager - una delle quali era in contatto con la sua ambasciata. Non ricordo se Lettonia o Lituania. Ci hanno consigliato di andare in un hotel». Poi ancora sulla disorganizzazione dell’assistenza ai passeggeri superstiti ha aggiunto: «Non ho ricevuto comunicazioni da nessuno, ho chiamato l’ambasciata italiana qui a Istanbul così come ho chiamato la Farnesina a Roma: mi hanno semplicemente detto - conclude - di seguire le indicazioni della polizia locale».

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