Gioco
«Ingerenze» e «terrore» relazione choc di Maltinti
La direttrice: «Chiesto anche il licenziamento di chi ha parlato male dell’amministrazione»
LIVORNO. Chiamarla relazione choc è anche poco. Ieri mattina non un livornese passato sotto il municipio per caso, non - con tutto il rispetto - un lavoratore comunale qualunque, non il politico di turno, ma la direttrice generale del Comune, quindi la donna nominata due anni fa direttamente da Filippo Nogarin a capo della macchina amministrativa, si è presentata in commissione consiliare e ha fatto tremare la giunta e i consiglieri a 5 Stelle. Nelle otto pagine che Sandra Maltinti ha letto al microfono, in diretta streaming, ha denunciato «gravi ingerenze della politica» nell’attività amministrativa, descritto un generale clima di «terrore» in municipio e riferito alcuni fatti - uno in particolare - che hanno fatto schizzare sulla sedia opposizioni e sindacati.
Il day after. La sensazione è che le parole dette ieri siano solo una piccola parte di quanto riferito due giorni fa in Procura, quando la stessa direttrice è stata ascoltata per ore dopo aver presentato un esposto alle forze dell’ordine.
«Vuole costringermi a dimettermi». «Ho appreso dalla stampa - ha esordito riferendosi a quanto rivelato nei giorni scorsi dal Tirreno - che il sindaco ha sporto denuncia per diffamazione nei miei confronti e attendo la conclusione dell’indagine per dare la mia versione dei fatti. Questo è solo uno dei tanti tentativi fatti per delegittimare il mio ruolo, la mia professionalità e la mia persona e per costringermi alle dimissioni volontarie. Presumo che il sindaco non abbia intenzione, anche se è l’unico che lo può fare per legge, di interrompere il contratto che prevede, comunque, un preavviso di due mesi e un atto che deve essere motivato da giusta causa, onde evitare possibili richieste di danni...». Ma poi si è visto che in serata l’«intenzione» è arrivata. «Devo alla sintonia con i dirigenti, i sindacati e i dipendenti - riprende - le ragioni del mantenimento nel mio impegno nel cercare di impedire un arbitrario esercizio amministrativo contabile».
«Improvvisazione e ingerenze». La direttrice dice e scrive proprio così: «arbitrario esercizio amministrativo contabile». «Le decisioni - denuncia - troppo spesso non si fondano su programmi delineati negli atti, ma sono improntati al contingente e alla mancata conoscenza dei risvolti amministrativi». «I dirigenti - evidenzia ancora - sono tenuti per legge a tutelare l’azione dell’ente e a sottoscrivere solo atti legittimi, ne rispondono personalmente, anche in solido». Ma, e qui le parole si fanno durissime, «il sindaco, gli assessori e anche alcuni membri del consiglio comunale, mostrano di non aver capito la distinzione prevista dal Tuel tra indirizzo politico e gestione amministrativa» e «tendono a prendere decisioni operative e pretendere che i dirigenti appongano a valle delle loro scelte il loro parere, sovrapponendosi di fatto all’azione dirigenziale», «questo è contrario alla legge».
Tra le «più gravi ingerenze» segnala «gare in corso di pubblicazione bloccate dopo la loro emanazione» e «atti importanti portati all’esame dirigenziale all’ultimo minuto, impedendo l’istruttoria». «L’improvvisazione - sono le parole della stessa “capa” della macchina comunale - regna sovrana». E «alcuni assessori e consiglieri, per realizzare le loro personali iniziative pongono in essere indebite ingerenze, rivolgendosi direttamente agli impiegati più accondiscendenti». I consiglieri M5S, ammutoliti o quasi, sgranano gli occhi.
«Clima di terrore, e un’addetta alle pulizie...». Ma è a questo punto che le parole si fanno pesantissime. Maltinti parla di un «clima lavorativo spesso improntato al timore», quando non addirittura di «terrore anche ad esprimere le proprie opinioni». «Come il caso - lancia la mina senza fare però nomi - di un’addetta alle pulizie allontanata dal primo piano perché sentita al supermercato a parlare male dell’amministrazione. Ne era stato chiesto il licenziamento in tronco, come del resto per altri dipendenti». Così in commissione, di fronte a politici e sindacalisti, scende il gelo.
Uffici in difficoltà. Maltinti si difende anche dalla mozione che era stata presentata soprattutto dai grillini per rimuovere la figura del direttore generale. Risponde in sostanza che solo il sindaco può rimuoverla dall’incarico; che «la nuova legge Madia mantiene la figura del direttore generale e prevede un solo dirigente apicale»; li invita a «studiare almeno l’ordinamento» prima di presentare le mozioni; dice che se anche vogliono parlare di risparmio, abolendo il direttore si possono recuperare «54.398 euro netti (lordi 90.602)» mentre evitando l’assunzione a tempo di due nuovi dirigenti e dell’«aiuto portavoce», proposti fino a qualche giorno fa dalla giunta, «si riparmierebbero 240.257 euro», che «potrebbero essere investiti in assunzioni di personale nei servizi». Perché la struttura comunale e i servizi sono in una situazione «critica e preoccupante», a cominciare dal «mancato turnover» per arrivare alla «carenza di personale in tutti i servizi». L’ultima stoccata riguarda proprio la nuova macrostruttura dell’ente, che «si sta componendo nelle stanze politiche e non in quelle amministrative deputate», e questo «ancora una volta, contrasta con le disposizioni di legge». Insomma: è guerra.
Sandra Maltinti in mattinata si è fermata qui. Dopo aver scartato e riscartato caramelle in attesa di parlare, alla fine ha accennato un sorriso nervoso: «Con questo, come ha già detto qualcuno, non credo di aver migliorato la mia situazione». Lo aveva detto Grillotti, prima di essere espulso dal M5S.
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