Il Tirreno

Livorno

il braccio di ferro

Voluta dal sindaco poi un crescendo di dissapori

Voluta dal sindaco poi un crescendo di dissapori

LIVORNO. Prima fortemente voluta da Nogarin alla guida della macchina comunale, tanto da aver dovuto prevedere nuovamente nell’organigramma la figura di direttore generale (che la precedente...

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LIVORNO. Prima fortemente voluta da Nogarin alla guida della macchina comunale, tanto da aver dovuto prevedere nuovamente nell’organigramma la figura di direttore generale (che la precedente amministrazione aveva tolto) con un aggravio dei costi non proprio gradito alla base grillina, anzi digerito a forza, e poi i rapporti che si sono man mano deteriorati e che giorno dopo giorno si sono incrinati fino ad arrivare a una rottura ormai insanabile.

Un lungo braccio di ferro passato in parte sottotraccia, tra due personalità forti, quello tra Nogarin e Sandra Maltinti che ha portato da tempo, come in una pièce shakespeariana, in un crescendo di tensione e di diffidenza reciproca ad una situazione da separati in casa. Situazione addirittura esplosa un mese fa, a colpi di carte bollate culminata da una parte con la direttrice generale che è arrivata a diffidare il sindaco, tramite una lettera protocollata internamente, sull’utilizzo di un non meglio identificato documento che avrebbe contenuto le dimissioni in bianco della dirigente, e dall’altra, per tutta risposta, alla querela per diffamazione sporta nei suoi confronti da Nogarin.

Una vicenda per certi versi paradossale che probabilmente si chiuderà qui per la dirigente empolese (che dieci anni fa rimase implicata nella vicenda di Elbopoli e infine fu assolta) ma che probabilmente si porterà dietro strascichi e polemiche.

(e.p.)

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