Il Tirreno

Livorno

Muore a 50 anni a tavola davanti ai genitori

di Lara Loreti
Muore a 50 anni a tavola davanti ai genitori

Livorno: ex dipendente di un'agenzia di viaggi di Rosignano da stroncato un infarto. La madre: «Stava bene, tutti i giorni andava ad allenarsi in piscina»

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LIVORNO. «Eravamo a tavola, avevamo appena mangiato un pezzetto di dolce. Mio marito si era alzato per sparecchiare, io e lui eravamo seduti accanto, quando l’ho visto accasciarsi all’improvviso. È caduto su un fianco, senza dire una parola. Gli occhi sbarrati, e non parlava». Ha la voce strozzata in gola la signora Maria Rosa, lei che ha assistito impotente all’infarto che si è portato via suo figlio, Stefano Mazzanti. Cinquanta anni compiuti lo scorso 18 maggio, s’è spento domenica nel primo pomeriggio. Erano le 13.45 quando si è sentito male mentre era a casa in via Grande con i genitori. I soccorritori della Svs, allertati dal 118, hanno provato per 40 minuti a rianimarlo. A un tratto sembrava che il suo cuore avesse ripreso, ma sul pianerottolo si è di nuovo fermato e i volontari col medico hanno continuato la rianimazione fino al pronto soccorso. Ma una volta arrivati in ospedale, è stato chiaro per lui purtroppo non c’era più nulla da fare. E il medico non ha potuto fare altro che dichiarare il decesso.

«È il giorno più brutto della nostra vita», dice in lacrime il padre Livio Domenico Mazzanti, funzionario della prefettura in pensione. Una morte che ha lasciato tutti senza parole: Mazzanti era un uomo molto sportivo e non aveva mai sofferto di niente. Come raccontano i genitori, conduceva una vita sana. «Prima di sentirsi male avevamo mangiato un riso che lui stesso aveva preparato per me e per sé - racconta il padre - e poi un dolcino. A volte si pensa che a determinare malori sia l’alimentazione: in questo caso non è così». Non un dolce qualunque quello consumato a fine pasto dalla famiglia Mazzanti, ma una millefoglie che Stefano aveva comprato per la madre, perché sapeva che era una delle sue torte preferite. «Era un riservato, amava la lettura, ma pieno di pensieri delicati, soprattutto verso di me», aggiunge la donna.

La cosa che ha lasciato più sconvolti familiari e amici di Mazzanti è che il malore che ha ucciso Stefano sia stato così repentino. Oltre tutto, il 50enne era un appassionato di nuoto: aveva cominciato a praticare questo sport a 7 anni. Poi si era lanciato nell’agonismo ed era entrato nel gruppo del Circolo Nuoto Livorno, dove era rimasto fino all’età di 19 anni. Quindi aveva continuato a coltivare questa passione e tuttora andava a nuotare in piscina tutti i giorni. «Anche sabato era andato agli impianti di via dei Pensieri e c’era rimasto un’ora e mezza - raccontano i genitori - Era alto 1.85 e aveva spalle larghe: un omone in forma». Ieri mattina, per fare chiarezza sulle cause del decesso, i medici hanno effettuato l’esame del corpo: i risultati saranno noti tra 60 giorni. La famiglia ha deciso di donare le cornee.

Attualmente, Mazzanti era in cerca di un impiego ma per circa 20 anni aveva lavorato alla Bini Viaggi, agenzia di Rosignano. «Un lavoro che amava quello di tour operator, ma che ha perso con la crisi», dice la mamma.

Il funerale con la messa sarà celebrato oggi alle 16.30 alla chiesetta della camera mortuaria sul viale Alfieri. Poi il corpo sarà portato con un corteo funebre, curato dalla Svs, al cimitero dei Lupi per la cremazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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