Il Tirreno

Livorno

MOSSA (E SCOSSA) PER USCIRE DAL PANTANO

di MAURO ZUCCHELLI

di MAURO ZUCCHELLI Con una battuta si potrebbe dire che il sindaco Nogarin vuol battere sul tempo le neosindache Raggi e Appendino prima che le sue colleghe pentastellate completino la loro squadra:...

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di MAURO ZUCCHELLI

Con una battuta si potrebbe dire che il sindaco Nogarin vuol battere sul tempo le neosindache Raggi e Appendino prima che le sue colleghe pentastellate completino la loro squadra: a distanza di una settimana dai ballottaggi elettorali, ecco che Palazzo Civico punta a aprire una nuova stagione a Livorno perché in realtà è iniziata una nuova fase a livello nazionale. Basti pensare che, dopo i successi a Roma e a Torino (ma non in Toscana che pure aveva l'esempio di Livorno a portata di sguardo), il M5s ha centralizzato una "cabina di regia" che strutturi una nuova classe dirigente alle prese con l'arte di governare i territori.

Il "Vaffa-day" non è più sufficiente, e neppure raccoglier mugugni e mal di pancia: l'esperienza di Livorno di questi due anni ne è la riprova. Difficile immaginare che sotto i riflettori dell'Italia intera il nuovo governo M5s di due grandi metropoli possa permettersi il guazzabuglio del toto-nomine che nella nostra città tenne banco con una giunta nominata a pezzetti, completandola solo 78 giorni dopo il debutto.

C'è dunque un problema di mettere la squadra di Nogarin in condizione di concretizzare qualcosa che lasci il segno ben più di quanto facciano provvedimenti del tutto simbolici: come il sussidio per 100 famiglie ribattezzato "reddito di cittadinanza" semplicemente per spingere una battaglia-chiave del M5S su scala nazionale; come qualche bus gratis la notte per anticipare il "sogno" del bus gratis annunciato da Nogarin appena eletto (e marcare il punto sul fronte dei servizi pubblici locali, tema caldissimo come dimostra l'Aamps).

Ma all'orizzonte c'è anche il bisogno di pensare a cosa mettere sul tavolo quando nel 2019 si andrà alle urne.

A Livorno il M5s non ha affatto la garanzia di andare in finalissima: può rischiare di fare la fine di Giorgia Meloni a Roma. Nel 2014 Nogarin ha fatto il pienone del fronte anti-Pd solo perché Buongiorno Livorno (con Raspanti) ottenne al primo turno 2.800 voti in meno. Già, ma proprio il nome di Raspanti ci dice che una faglia spacca anche il mondo buongiornino. Non solo: il Pd non dorme sonni tranquilli né a Livorno né a Palazzo Chigi perché il referendum di autunno potrebbe spazzar via un intero gruppo dirigente e innescare un Vietnam dentro il partito. Non va meglio a destra: anche se bisognerebbe ricordarsi che, nell’ultimo voto regionale, ha ceduto la diga anti-destra nei seggi dei quartieri popolari (al posto di 4-5 voti per seggio ne arrivarono anche 7-8 volte di più). Spunta un rischio: una lunga fase di confezionamento di “contenitori” politici anfibi e trasversali: un po’ di populismo e qualche faccia presentabile per conquistare una delega in bianco e gestire il Prg che verrà.

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