Il Tirreno

Livorno

Muore in bici nel bosco, trovato nella notte

di Enrico Paradisi
Muore in bici nel bosco, trovato nella notte

Stefano Penco, 61 anni, dipendente comunale, s’è accasciato su un sentiero nella macchia. Lascia la moglie e due figlie

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LIVORNO. Un malore fatale lo ha stroncato forse mentre era ancora in sella alla sua mountain bike, su un sentiero boscoso in una zona impervia, dove non prendono nemmeno i telefoni cellulari, dalle parti della Puzzolente. È morto così nella notte tra sabato e ieri Stefano Penco, 61 anni, conosciuto e stimato istruttore tecnico della prevenzione del Comune di Livorno. Appassionato anche di motocross, nel pomeriggio di sabato, verso le 18, Stefano era partito dalla sua casa di Ardenza, da solo, per un giro in bici. Aveva salutato la moglie, come sempre, dicendole che avrebbe fatto una pedalata sui sentieri nei boschi intorno alla Puzzolente. Purtroppo però da quella pedalata non è più tornato.

Erano sentieri che Stefano conosceva bene e che frequentava abitualmente anche in compagnia di altri bikers. Ma sabato, è partito da solo. Ed è stata proprio la moglie, non vedendolo rientrare a casa per cena, che alle 21 ha dato l'allarme alla polizia. Da quel momento subito si sono attivate le ricerche anche con il coordinamento della Prefettura che ha attivato il protocollo per le persone scomparse. Così diversi uomini tra polizia, polizia municipale, carabinieri e vigili del fuoco, insieme alla protezione civile e ai volontari della pubblica assistenza, hanno cominciato a setacciare la zona boscosa indicata dalla moglie preoccupata per la scomparsa del marito.

Ma soprattutto, appena si è cominciata a spargere la voce del suo mancato rientro a casa, si sono mossi per le ricerche anche tutti gli amici con cui condivideva la passione della mountain bike e della moto enduro, sugli stessi percorsi immersi nel verde delle colline livornesi che amava percorrere tra la Puzzolente e la Valle Benedetta. Il ciclista sessantunenne è stato ritrovato riverso a terra, già privo di vita, accasciato sopra il telaio della sua bicicletta, proprio da un suo amico e compagno di in bici e moto che insieme agli altri si erano precipitati a cercarlo, dopo oltre tre ore di difficoltose ricerche nel buio del bosco. E’ stato ritrovato così, nel mezzo di un sentiero, che aveva battuto chissà quante volte.

Una volta individuato, anche le stesse operazioni di recupero del corpo sono state particolarmente complicate visto che la zona in cui è stato ritrovato è raggiungibile in pratica soltanto a piedi, dopo che ci si è inoltrati per oltre un chilometro e mezzo nella fitta vegetazione. Arrivato sul posto il medico della pubblica assistenza non ha potuto fare altro che constatare il decesso, avvenuto probabilmente in seguito ad un malore.

Anche il magistrato di turno, avvertito del fatto, non ha disposto ulteriori accertamenti e ha deciso di riconsegnare la salma ai familiari. Verso le 4.15 il corpo è stato portato alla camera mortuaria del cimitero dei Lupi alla Cigna. Conosciutissimo non solo nell’ambiente degli appassionati delle due ruote, ma anche in Comune dove dopo 40 anni di lavoro aveva ricoperto diversi incarichi, lascia la moglie Mary, e due figlie Elisa ed Eleonora. I funerali si terranno stamani alle 11 sempre al cimitero dei Lupi, dove sarà cremato a cura della Svs. Increduli per l’accaduto i tantissimi amici che aveva, non solo livornesi ma da tutta la Toscana, hanno voluto lasciare un ricordo sulla sua bacheca Facebook. «Un malore ce lo ha portato via mentre con la sua mountain bike percorreva proprio uno di quei sentieri che noi chiamiamo "Luna Park" tanto sono, per noi motociclisti, belli e divertenti», scrive l’amico Bruno Crocchi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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