Gioco
Trovato morto nel bosco, l’amico: «L’ho visto riverso tra gli alberi»
Livorno, il dolore del gruppo Enduro amatoriale per la scomparsa di Stefano Penco : «Abbiamo girato nella macchia per ore senza arrenderci»
LIVORNO. «Mary, la moglie di Stefano, ci ha dato l’allarme alle 21.30 di sabato 25 giugno , e alle 21.45 ci siamo trovati alla Puzzolente in sei del nostro gruppo Eal, Enduro amatoriale livornese. Abbiamo setacciato il bosco, lungo quei sentieri che conosciamo bene e che così tante volte avevamo percorso con lui.
Nel giro di mezz’ora, eravamo 20-30 persone: tutti quelli che sabato sera erano in città, sono venuti di corsa. Abbiamo fatto il possibile per trovare Stefano in tempo, ma purtroppo quando l’ho visto era troppo tardi». Parla singhiozzando Adriano, uno dei più cari amici di Stefano Penco, l’endurista di 61 anni morto per un malore nel bosco della Puzzolente sabato era. È stato proprio lui a trovarlo nella macchia, accanto alla sua bicicletta. «Abbiamo girato per ore e ore, senza arrenderci - prosegue il racconto di Adriano - Poi, a un tratto, l’ho visto accasciato accanto alla sua bici, ormai privo di vita. Mi sono avvicinato, ma non c’era più niente da fare. Dalla sua posizione, deduco che stesse camminando con la bici a mano quando ha perso i sensi. Infatti, non era in sella, ma accanto al mezzo. Forse era sceso perché era stanco». L’ipotesi più probabile è che il malore che ha colpito Penco sia stato fulmineo: «Il cellulare lo aveva nello zaino, non ha fatto neanche in tempo a prenderlo per dare l’allarme. È stato uno strazio vederlo così», dice Adriano.
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Penco era l’anima del gruppo livornese di enduristi. Tutti gli volevano bene. Un affetto dimostrato attraverso le ricerche a cui gli amici si sono dedicati senza esitazione. «Siamo stati lì fino alle 3 passate di notte , e l’abbiamo fatto con il cuore - dice Adriano a nome di tutti - Stefano per tutti noi era una persona carissima, un amico vero, stimato e amato, uno dei punti di riferimento del gruppo. Ci vedevamo tutte le domeniche per le gite nei boschi in bici o in moto, e ci sentivamo anche durante la settimana per uscire, anche al di fuori delle scorrazzate sulle colline. L’ultima volta, avevamo corso insieme domenica scorsa».
Domenica, per tutto il giorno, gli enduristi e i biker si sono stretti intorno alla moglie Mary e alle due figlie, e si sono recati della camera mortuaria dei Lupi, per rendere omaggio alla salma. Ora gli amici pensano di organizzare una cerimonia tra i boschi per ricordarlo e per evocare il suo spirito libero, di uomo che amava la natura e le sfide nel verde, sia in moto sia in bicicletta. «Stefano era uno di noi, rappresentava un’icona - aggiunge l’amico commosso - Era una persona brillantissima, simpatica, alla mano e con un cuore grandissimo. Si faceva voler bene».
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