Il Tirreno

Livorno

A Livorno profughi senza lavoro... di pubblica utilità

di Enrico Paradisi

Il bando regionale che doveva permettere il loro impiego è caduto nel nulla. Sono circa 380 in città i richiedenti asilo

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LIVORNO. Il bando della Regione per impegnare i richiedenti asilo in lavori di pubblica utilità a Livorno è caduto nel vuoto, almeno tre mesi fa. Da allora più nulla si è mosso. Solo in città sono quasi 400 i ragazzi, 380 per la precisione: aspettano una risposta sul loro futuro, ma nel frattempo nessuno di loro risulta impiegato in lavori socialmente utili, anche se in molti avrebbero la volontà di partecipare, anche solo per ricambiare l’ospitalità che ricevono nel nostro Paese.

Una dimostrazione evidente di questa volontà di darsi da fare, in scala ovviamente ridotta, si è vista durante l’ultima iniziativa di pulizia delle Terme del Corallo, in cui insieme alle decine di volontari livornesi hanno collaborato rimboccandosi le maniche armati di pale carriole e rastrelli anche diversi ragazzi del Cesdi, arrivati nel nostro Paese con il barcone dopo aver rischiato la vita nel viaggio della speranza. Del resto un’emergenza nell’emergenza riguarda anche i tempi di riconoscimento o meno dello status dei richiedenti asilo. Mesi se non, in situazioni particolari, magari anche di anni: in qualche caso, ad esempio, raccontano che per avere una risposta sui ricorsi si è rimandati di un anno e mezzo.

In provincia, dove i profughi sono circa 800, e in particolare in alcuni comuni vicini come Cecina (dove si occupano della pulizia e decoro della pineta), Castiglioncello e Rosignano, i ragazzi vengono già impiegati per lavori di pubblica utilità, ma qui a Livorno si è persa questa opportunità, persa forse nelle pieghe di un iter burocratico che sulla questione deve coinvolgere necessariamente Prefettura, amministrazione comunale e le associazioni che gestiscono i profughi, come Arci, Cesdi e Caritas. Da parte di alcune di queste associazioni ci sono state sollecitazioni in merito, con l’auspicio che l’occasione persa comunque si possa in qualche modo riprendere e finalmente arrivare a una soluzione positiva. Un bando regionale che a Livorno è caduto nel nulla, un protocollo molto chiaro che si fonda sul concetto di restituire un qualcosa alla città che li ospita e che prevede l’impiego di una quota di persone per pulizie, lavori di giardinaggio e piccole manutenzioni.

Il tutto, in collaborazione con gli enti e le associazioni che hanno in carico i ragazzi, dietro la supervisione del personale degli uffici comunali del settore interessato. Collaborare nel voler tenere pulito, ad esempio, un parco pubblico con una pettorina immediatamente riconoscibile sarebbe già una testimonianza evidente di volontà di fare, utile a stemperare le tensioni, le diffidenze e accorciare le distanze tra chi è ospitato senza poter far nulla di utile per i cittadini che li ospitano. Un modo per dare senso e qualità all’accoglienza.

Recentemente a un corso di educazione civica organizzato da una delle associazioni che si occupano dei rifugiati, hanno aderito oltre il 70% dei ragazzi. Un segnale evidente che fa capire se vengono sollecitati le risposte ci sono. Il 9% dei rifugiati che arrivano in Toscana sono destinati a Livorno e provincia.

Senza contare che attualmente, come detto, 380 persone vengono ospitate in strutture cittadine mentre il resto, circa 800, risultano destinati a strutture di accoglienza sparse per la provincia, visto l’ultimo bando uscito per l’accoglienza dei profughi (che è stato elaborato a marzo) le previsioni per il 2016 parlerebbero di un possibile aumento degli arrivi nel Livornese compreso tra 200 e 300 persone.

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