Gioco
Vicini alla gente contro i furbetti
La Guardia di finanza secondo il comandante Paolo Borrelli «Abbiamo 242 anni di storia, ma cambiamo con la società»
di PAOLO BORRELLI (*)
Festeggiamo il 242° anniversario dalla fondazione della Guardia di finanza, uno dei corpi militari di origine e tradizione più antica. Era il 1774 quando fu nominato, circa 100 anni prima della proclamazione del Regno d’Italia, il primo comandante della legione truppe leggere dell’esercito sabaudo. La Guardia di finanza, per come è oggi, è una gemmazione, nel tempo, di quell’antico baluardo, presidio di legalità voluto alle frontiere.
Ha 242 anni. Eppur si muove. Quanto tempo, quanta Vita, quante vite, generazioni intere, da allora. È cambiato il mondo e, con esso, il Corpo. Proprio la capacità di cambiamento, di lettura e di adattamento ai contesti, di rinnovamento organizzativo si è rivelata uno dei valori aggiunti della Guardia di finanza, che oggi è, istituzionalmente, la polizia economico - finanziaria del Paese. I suoi compiti sono trasversali e vanno molto oltre rispetto alle attività che talora vengono attribuite alle fiamme gialle. Il perimetro di intervento del Corpo si snoda, infatti, su quattro distinti segmenti.
Vade retro evasione. Il primo, quello tradizionalmente più noto, riguarda le attività volte a colpire l’evasione, l’elusione e le frodi fiscali. In tale comparto, assumono rilievo le verifiche e i controlli ai fini Iva, imposte dirette ed altri tributi nonché le ispezioni a contrasto, ad esempio, delle architetture fraudolente di più rilevante spessore, degli illeciti propri della fiscalità internazionale , del sommerso d’azienda e di lavoro.
Spesa pubblica non ti temo. Nel secondo obiettivo strategico del Corpo rientrano, invece, le attività, importantissime e a cui sono destinate significative risorse, connesse alla lotta agli illeciti in materia di spesa pubblica, con lo scopo di verificare il corretto utilizzo dei fondi strutturali, nazionali e comunitari, e degli incentivi alle imprese, di rilevare l’effettiva destinazione della spesa sanitaria e previdenziale nonché la spettanza delle prestazioni sociali agevolate. In questi ambiti, viene in evidenza, tra l’altro, l’attività che mira ad aggredire i fenomeni di corruzione e di irregolare aggiudicazione degli appalti pubblici.
Riciclaggio no grazie. La terza area di attività delle fiamme gialle ha ad oggetto, invece, in primis, la disciplina antiriciclaggio e si sviluppa, da un lato, mediante ispezioni e controlli nei confronti di intermediari finanziari, operatori non finanziari e professionisti e, dall’altro, nell’esame e riscontro delle segnalazioni di operazioni sospette nonché nella rilevazione degli illeciti in materia di trasferimenti di denaro contante sopra le soglie normativamente fissate. In tale segmento operativo, ci sono la lotta alla contraffazione, la tutela del made in Italy, della sicurezza dei prodotti, dei diritti d’autore, dei distretti industriali; prendono corpo, altresì, gli accertamenti patrimoniali, la tutela del risparmio e dell'economia (con le indagini contro riciclaggio e usura).
Vicini alla gente. Alle citate attività si affiancano quelle che puntano all’ordine e alla sicurezza pubblica. In quest’area figurano le investigazioni a contrasto del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti e dell’immigrazione clandestina, nonché le attività volte al controllo del territorio per la prevenzione dei reati.
Livorno mon amour. Definite, in via generale, le linee di intervento del Corpo, veniamo a Livorno: nella provincia labronica, nei primi 5 mesi dell’anno in corso, sono state segnalate alle autorità giudiziaria e contabile 295 persone di cui 27 arrestate. Desidero evidenziare l’attenzione che riserviamo, e assicureremo ancor più in futuro, tenuto anche conto delle direttive della Procura, all’aggressione dei patrimoni illeciti: da gennaio di quest’anno sono state sequestrate disponibilità mobiliari ed immobiliari per oltre 13 milioni di euro.
Sacrifico e dedizione. Dietro ai numeri e ai risultati conseguiti, vi sono sacrificio, dedizione, identità di visione, desiderio di tendere all’equità sociale. Al riguardo, si registra, talora, nel sentire collettivo la percezione che un furto a danno di un singolo sia più grave della condotta di chi ometta di adempiere correttamente ai propri obblighi fiscali, evitando di concorrere alle spese pubbliche secondo la propria effettiva capacità contributiva, magari richiedendo sussidi e prestazioni sociali non spettanti. Questa prospettiva trascura il fatto che, in tal caso, non solo ad essere “derubati” siamo tutti noi ma che i riflessi in punto di sleale concorrenza, ad esempio tra imprese, possono divenire nefasti, in quanto idonei a generare plurimi effetti distorsivi. Siamo, dunque, orgogliosi della possibilità di poter dare un contributo concreto alla comunità di cui facciamo parte, ai nostri figli, figli pure di questa città, di questa provincia.
Il ricordo nel cassetto. Consegnare i premi ai nostri uomini è sempre un momento magico. E che emozione ritrovare, magari in un cassetto, l’attestato lì lasciato anni prima: ciò aiuta a riannodare i fili della memoria, gonfiando il cuore. Ciò che sovviene alla mente, prima di tutto, è quanto ha caratterizzato l’attività: giornate, o, più spesso, interi mesi di indagini, appostamenti, pedinamenti, notti trascorse nelle salette di intercettazione, in compagnia di qualche collega o magari di un interprete, e ancora le telefonate alle mogli per avvertire dell’impossibilità di rincasare, le speranze fino allo sconforto investigativo che può investire alcuni momenti. Tutto ciò, tuttavia, finisce sempre, nella mente e nel cuore, con l'avere un senso compiuto, una reale finalizzazione dove i sacrifici trovino compimento in un concreto risultato operativo. Una ricorrenza, pur significativa, come quella della festa del Corpo, non può mai, né vuole essere, momento di autocelebrazione. Tanto viene fatto quotidianamente, ma tanto c’è ancora, c’è sempre da fare, nell’interesse della collettività, che rappresenta il fine ultimo cui ispirare ogni azione.
Noi con voi. Mi accingo a chiudere la mia allocuzione, che, come tutti i discorsi, deve poter ambire a veicolare un messaggio. Vorrei che tale messaggio abbia, in maniera paritetica, tre categorie di destinatari: le istituzioni e le autorità con cui ci interfacciamo nel quotidiano, come l’autorità giudiziaria, l’agenzia delle Entrate, le Dogane e i Monopoli, con cui molto ben collaboriamo; il prefetto e le altre forze armate, oltre ad amministrazioni pubbliche ed enti locali, con la vicinanza del vescovo. Come Guardia di finanza ci sentiamo parte di una squadra, che ha un unico obiettivo su cui convergere: il Bene della comunità, di questa città e di questa provincia, che amiamo.
In secundis, desidero indirizzare un pensiero ai militari del Comando Provinciale, ai colleghi del Reparto operativo aeronavale. In terzo luogo, un pensiero va ai cittadini. Il bene della collettività deve essere il faro che ci guida nella tutela imprescindibile delle garanzie della persona, pur nella fermezza di corrispondere al meglio agli obblighi di legge. Ci siamo, siamo qui. Non sempre gli obiettivi cui si tende riescono ad essere raggiunti: a tal fine, il supporto di tutti è preziosissimo ed è il miglior viatico.
La cultura della legalità è un seme che, a prescindere da chi lo sparga quando attecchisce genera frutti dolcissimi per tutti, in un circuito virtuoso che sempre si autoalimenta.
*Comandante provinciale della Guardi di finanza
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