Lutto
Se Monteburrone diventa “burlone”...
Gli anti-discarica chiedono risposte sulla vicenda dell’ex cava sequestrata nel 2011
LIVORNO. «Se cade in prescrizione si chiamerà Monteburlone». Oppure: «Vogliamo la verità, è lecito dopo 5 anni». Il significato della manifestazione annunciata e organizzata ieri mattina dal comitato anti-discarica del Limoncino, in trasferta per l’occasione davanti alla ex cava sequestrata di Monteburrone, a Montenero, è tutto negli striscioni che sono stati esposti nel corso della protesta.
Alla base dell’iniziativa, infatti, c’è l’intenzione di sollecitare la chiusura delle indagini da parte della procura su un’ inchiesta che è cominciata nel 2011 e che, pare, non risulti ancora avviata a conclusione. Anche per Monteburrone si parlava di “recupero ambientale” e la precedente amministrazione aveva concesso le autorizzazioni. «Abbiamo fatto la nostra manifestazione qui perché ci sono alcune similitudini evidenti con il caso del Limoncino che ci preoccupano», ha ribadito ieri Rosaria Scaffidi, presidente del comitato antidiscarica. «Poteva esserci più partecipazione - ha poi puntualizzato la stessa leader del comitato - ma tanta gente fortunatamente è venuta lo stesso. Sono soddisfatta perché abbiamo tenuto regolarmente la nostra iniziativa, sperando ora di avere finalmente le risposte su questa vicenda che parte da lontano, e che ancora non si è conclusa».
Fare chiarezza dunque su una questione che, dicono, sembrerebbe finita nel dimenticatoio: l’area fu sequestrata dalla forestale nel febbraio 2011 - ricordano quelli del comitato - in quanto si sospettava che nel sito fossero stati immessi non solo terreni di scavo e detriti derivanti da lavori pubblici, ma anche materiali non autorizzati. La procura convalidò il sequestro, ma ad oggi le indagini non sono state ancora chiuse.
«Chiediamo soltanto che ci diano una risposta al più presto», ha aggiunto in conclusione Scaffidi: «Parlo così, al di sopra delle parti, ma ritengo che non si possa sequestrare e chiudere un’area come questa, e poi non far sapere più niente per cinque anni».
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