Il Tirreno

Livorno

Il fioretto di Martino: dalla carrozzina una stoccata d’oro

di Mario Orsini
Il fioretto di Martino: dalla carrozzina una stoccata d’oro

Seravalli, 27 anni, ha conquistato il titolo italiano nella categoria atleti tetraplegici battendo il favorito

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LIVORNO. Un sogno che si avvera. Martino Seravalli, 27 anni compiuti il primo giugno, ai campionati italiani paralimpici di Roma, con il fioretto in mano, ha conquistato una stupenda medaglia d’oro nella categoria C. La categoria degli atleti tetraplegici in carrozzina.

Stupenda la sua cavalcata vittoriosa. Dopo aver dominato nel girone con quattro successi su altrettanti assalti e la miseria di appena due stoccate subite a dispetto delle venti messe a segno, ha saltato la prima diretta. Poi nei quarti e in semifinale ha annientato (15-1 e 15-4) gli avversari che gli sono capitati davanti. In finale, infine, quando era già in vantaggio per 5-0 ha potuto gioire in anticipo per il ritiro del suo avversario, il palermitano William Russo. Un mito, una leggenda di questa specialità della scherma e da ben 12 anni consecutivi sul podio tricolore. E con nel palmares un’infinità di successi anche a livello internazionale.

Inutile sottolineare la soddisfazione del suo maestro Claudio Del Macchia e tutto lo staff tecnico e dei compagni di sala dell’Accademia della Scherma e soprattutto quella di Martino. «Ci tenevo a fare bella figura. Sono sceso in pedana con la convinzione di poter dare il meglio di me stesso. Di poter mettere in mostra quanto avevo imparato e metabolizzato in tante sedute di allenamento. A un’eventuale sconfitta non ci pensavo. Non l’avevo messa nel conto. E tutto fortunatamente è girato nel verso giusto».

E adesso?
«Continuerò a guardare avanti. A settembre comincerò ad allenarmi anche nella spada oltre che nel fioretto. Voglio far bene anche in quell’arma. L’anno scorso in quella specialità conquistai una medaglia di bronzo agli italiani. Quest’anno ci ho provato di nuovo ma non è andata bene. Fare il bis tricolore sarebbe stato stupendo. Ma va bene così».

Quanto lavoro c’è dietro a questo trionfo?
«Parecchio. A ridosso delle gare mi alleno mediamente quasi due o tre ore, per tre o quattro volte alla settimana.. Ma non sento fatica. Qui all’Accademia sono come in una famiglia allargata. Ho un ottimo rapporto con tutti: grandi e piccoli. È stato così fin dal giorno in cui ho varcato per la prima volta la soglia di questo circolo scherma».

Guardiamo più lontano il titolo italiano è un punto di partenza o di arrivo?
«Di partenza ci mancherebbe altro! Il prossimo anno ci saranno i mondiali. Mi piacerebbe davvero poter partecipare. Nel 2018, invece, sarà la volta degli europei. Entrambe le competizioni hanno cadenza biennale: un anno l’uno, un anno l’altro. Per noi tetraplegici invece non sono previste le Olimpiadi. E le gare internazionali non sono molte».

Oltre alla scherma continui a fare altri sport?
«No. Surf, tennis e pugilato li ho messi da parte da un po’ di tempo. Adesso al centro dei miei progetti c’è solo la scherma».

Ti alleni solamente a Livorno?
«Qualche volta vado a Pisa al Club Scherma Antonio Di Ciolo a tirare con altri ragazzi e ragazze».

L’Università come va?
«Un po’ a rilento ma va avanti. Devo superare solamente un esame, quello di Marketing per potermi laureare in Economia».

Tuoi super tifosi?
«Mamma Antonella, babbo Lorenzo e Alessandro, mio fratello più piccolo, detto il mio manager».

Due parole sul tuo maestro Claudio?
«Un ottimo maestro. Abbastanza severo. Da me pretende molto ma sa anche gratificarmi quando è il momento».

E lei, signor Del Macchia, cosa pensa di Martino?
«È un ragazzo stupendo. Un esempio per tutti per serietà, impegno e amore per lo sport. Sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andar via. Sono contento che si sia dedicato totalmente alla scherma. Ha tutte le carte in regola per volare. Volare lontano».

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