Il Tirreno

Livorno

«La riforma costituzionale non può essere un tabù»

di Enrico Paradisi
«La riforma costituzionale non può essere un tabù»

L’ex sindaco Cosimi al dibattito Acli col prof. Dal Canto sul referendum di ottobre Il vescovo Giusti richiama al compromesso: anche qui si fatica a trovare un “noi”

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LIVORNO. «Siamo di fronte ad almeno 30 anni di tentativi di riforme, e ogni volta c’è una levata di scudi che crea una forte contrapposizione, purtroppo non nel merito, ma sul contingente di chi la propone». A volte ritornano. L’ex sindaco Alessandro Cosimi ha centrato così il problema di fondo della riforma costituzionale («che non può essere un tabù») in vista del referendum di ottobre, che suona ormai da più parti come una prova di maggioranza per il Governo Renzi. Lo ha detto, ieri, nel corso di un incontro organizzato dalle Acli al Teatro C, proprio sul tema della riforma Costituzionale, a cui hanno partecipato anche il vescovo Simone Giusti e Francesco Dal Canto, ordinario di diritto costituzionale, insieme a Ugo De Carlo. Per l’ex sindaco ci sono almeno un altro paio di problemi: «Il provvedimento di riforma oltre che complesso è confuso - ha aggiunto - Anche se il principio della fine del bicameralismo perfetto è giusto, si tratta di stabilire corrette relazioni tra le funzioni e definirle in modo migliore». In ultimo, ma non per questo meno importante, è il problema che nascerebbe sul titolo quinto. «Il terzo problema è dato dalla fine della legislazione concorrente», dice ancora Cosimi: «Apre uno scenario infatti che andrebbe risolto prima». Sulla questione della “personalizzazione” invece, come aveva ammonito poco prima Dal Canto nella sua lezione esplicativa della riforma («l’insidia è sovrapporre il tema delle riforme con la politica contingente, con il rischio di strumentalizzare l’appuntamento del referendum con finalità politiche» ha sostenuto), lo stesso Cosimi non resiste ad un accenno lieve, ma di peso «mi pare ultimamente di percepire una marcia indietro», ha concluso dilungandosi poi sulla necessità di lavorare sulla partecipazione e sulla ricostruzione di un asse che possa portare a una maggioranza non legata alla logica del 50 più uno.

Nel saluto iniziale monsignor Giusti, citando Moro, aveva invece ricordato come il compromesso in politica significhi trovare un punto di sintesi. «Qui si fatica a trovare un noi anche per quanto riguarda la riforma costituzionale», ha detto il vescovo, sottolineando come il Paese abbia bisogno di muoversi e trovare un punto di sintesi perché i processi di cambiamento o si guidano o alla fine si subiscono da forze giacobine. La logica insomma del largo consenso come ha ripreso il presidente Acli Antonio Melani, «perché serve a costruire la casa comune degli italiani».

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