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L'assessora Saccardi: «No ristrutturazione di viale Alfieri, servirebbero 13 anni e 250 milioni»
L’assessora regionale boccia il progetto del Comune: «Disponibili a un’area diversa da Montenero e al rafforzamento della sanità sul territorio. Nogarin si assuma la responsabilità delle sue scelte»
LIVORNO. Stefania Saccardi, assessora regionale alla sanità: è vero che il progetto di ristrutturazione dell'ospedale presentato dal Comune è sul tavolo della Regione da mesi? A che punto siete? Il presidio di viale Alfieri sarà ristrutturato?
«Siamo a buon punto, lo abbiamo esaminato. Però a nostro parere - lo spiegheremo tecnicamente con atti ufficiali - l'ipotesi di ristrutturazione del vecchio ospedale non è fattibile».
Perché?
«Perché servirebbero 12-13 anni per realizzare il progetto, perché costerebbe molto…»
Molto cosa vuol dire?
«Oltre 250 milioni. In più ci sarebbe una forte riduzione degli spazi a disposizione dell'attività ospedaliera per tutta la durata del cantiere. In una certa fase dovremmo anche riaprire la sede legale di Monterotondo, perché l'ospedale potrebbe ospitare solo l'85% dell'attuale attività. Quindi mi pare francamente un'ipotesi molto difficile da realizzare e sicuramente antieconomica».
Però anche a Careggi c'è un cantiere aperto.
«Non si vorrà mica fare questo paragone? Lì i lavori sono iniziati anni fa e lo spazio è enorme».
Ieri il sindaco Nogarin ha scritto che quello della Regione è "un ricatto in piena regola", perché invita il Comune a disdettare in modo unilaterale l'accordo di programma siglato in era Pd per costruire l'ospedale a Montenero.
«Un ricatto? Bisognerebbe ricordare a chi si affaccia ora al mondo dell'amministrazione che la politica è fatta di scelta di cui ci si assume la responsabilità. Quando un sindaco fa la campagna elettorale sapendo a che punto sono le procedure per la costruzione di un nuovo ospedale e prende i voti dicendo che non si farà più, deve avere ben presente che ogni scelta ha le sue conseguenze». Il tono sale: «So che il concetto è ignoto ai nuovi amministratori di questo Paese, ma è sempre stato così: le scelte comportano delle responsabilità e le persone responsabili sono pronte alle conseguenze. Si chiama politica».
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Il sindaco ha però il timore che una disdetta unilaterale esponga il Comune a richieste di rimborso. C'è questo rischio?
«Secondo me no, per lo stato della procedura. Comunque non sto cercando di esporre l’amministrazione livornese a rischi, non è il mio modo di governare: ho solo chiesto a ciascuno di assumersi le proprie responsabilità. Noi eravamo pronti a fare l'ospedale dove era stato deciso, poi il Comune ci ha detto di non volerlo più fare. Questa è la verità, lui ha vinto le elezioni così…».
Ok, ma perché a questo punto non uscite tutti insieme dal vecchio accordo?
«Ascolti, io non firmo una cosa che non corrisponde a verità. Il passo indietro non l'ha fatto la Regione ma il Comune. Nell'ultimo accordo che abbiamo sottoscritto abbiamo preso atto della volontà del Comune di uscire. E siccome siamo persone responsabili, abbiamo detto che il giorno dopo ci saremmo seduti al tavolo per decidere come gestire la sanità a Livorno, perché a noi stanno a cuore i cittadini, chiunque decidano di eleggere. Ma non possiamo per questo non raccontare la verità: lui ha deciso di non dare seguito all'accordo di programma, abbia il coraggio di assumersene la responsabilità».
Resta il fatto che nel mezzo ci sono state le elezioni e i livornesi hanno deciso di cambiare amministratori: i 5S ora vi accusano di non rispettare il volere dei cittadini.
«Noi lo rispettiamo eccome, non veniamo mica a Livorno con le ruspe a fare l'ospedale dove il sindaco non vuole. Tant’è vero che abbiamo fatto un passo indietro rispetto al vecchio accordo. Nogarin ha presentato un progetto di ristrutturazione: vuol dire che non vuole un ospedale nuovo e noi ne prendiamo atto».
Ma oggi sta bocciando il progetto di ristrutturazione. Quindi come pensate di andare avanti?
«Noi siamo disponibili a rimetterci al tavolo per vedere quali altre ipotesi possono essere percorribili. Prendiamo atto che a Montenero il presidio non si può fare, ma siamo sempre disponibili a realizzare un ospedale nuovo nell'ipotesi in cui si trovi un accordo con l'amministrazione sulla localizzazione».
Il sindaco però ha già detto più volte di essere contrario a un nuovo ospedale, anche perché il Movimento è contrario al Project financing.
«Lo strumento mi pare secondario. I Project si possono fare in tanti modi e comunque c'è un procedimento in corso, di questo dovrà prenderne atto». L’assessora è un fiume in piena: «Il sindaco ci ha presentato una proposta, l'azienda sanitaria, con gli uffici tecnici, l'ha valutata con correttezza. Insomma, non è che è stata gettata nel cestino dopo cinque minuti. Renderemo conto dei risultati al sindaco».
Un attimo di pausa: «Peraltro a Livorno ci si concentra tanto sulla questione dell'ospedale, ma...»
Ma?
«Ma dal punto di vista strutturale il territorio è estremamente povero. La riforma che abbiamo approvato a dicembre, naturalmente con il voto contrario del M5S, cerca di sviluppare proprio la sanità territoriale. A questo proposito l'Asl, il primo marzo, ha inviato al sindaco una richiesta di disponibilità per aprire due Case della Salute a Livorno. Il ragionamento è: in attesa che si decida sull'ospedale, proviamo a rafforzare il territorio».
Che aree sono state individuate per le Case della Salute?
«Per primo il centro socio-sanitario est di via Impastato, in cui però ci sono gli assistenti sociali del Comune: già da tempo ci avevano detto che li avrebbero collocati altrove per motivi di sicurezza, abbiamo chiesto di individuare una nuova sede. I medici ci hanno detto che servirebbe una Casa della Salute anche nella zona nord, dove l'Asl non ha immobili di proprietà. Quindi abbiamo chiesto al Comune la disponibilità della ex circoscrizione 1, in via delle Sorgenti, che tra l'altro è vicina al distretto di via Fiera di Sant'Antonino. Ma da marzo non abbiamo avuto risposte. Insomma: va bene che il Comune chieda alla Regione di fare qualche intervento, ma quando si vuole dare servizi ai cittadini bisogna essere in due a collaborare. L'ospedale nuovo senza la collaborazione del Comune non si realizza - ne sono consapevole e sono disponibile a trovare un accordo - ma intanto, rafforziamo la sanità territoriale. Li ricatto anche con queste due richieste...?».
Ok, è disponibile a trovare un accordo, ma intanto sta dicendo no al “nuovo ospedale” nell’area attuale.
«Io non posso impiegare i soldi dei cittadini della Toscana per un progetto che sarebbe realizzato in tredici anni e costerebbe più di un ospedale nuovo, per poi realizzare una cosa che sarebbe comunque inadeguata».
A una eventuale nuova area ci avete già pensato?
«No, ma siamo disponibili a parlarne».
In città circolava l’ipotesi Collesalvetti...
«No, l'ospedale di Livorno secondo me deve stare a Livorno».
Ha accennato alla riforma sanitaria: quale dovrebbe essere il ruolo di Livorno? E quanto incide, se incide, avere o no un nuovo ospedale?
«Livorno merita di essere sede di un buon ospedale provinciale che si interfacci con l'azienda ospedaliera di Pisa, che deve essere più centrata sull'alta specialità e sulla ricerca. Avere o no un nuovo ospedale incide per la modalità con cui i cittadini trovano una risposta ai loro problemi, incide per la capacità degli operatori di lavorare al suo interno. Operatori che in più occasioni mi hanno detto che l'ospedale attuale non è idoneo a dare il miglior livello di cure, nonostante ci siano specialisti che si danno da fare ogni giorno. Voglio ringraziare tutti gli operatori di Livorno perché so che lavorano spesso in condizioni difficili, ma con buoni risultati».
Quindi il prossimo passo qual è?
«Convocheremo di nuovo il collegio di vigilanza (formato da tutti i soggetti che erano coinvolti nella realizzazione a Montenero) e verificheremo se tutti gli atti amministrativi per chiudere il precedente accordo sono stati adottati. Quindi comunicheremo in modo ufficiale le nostre valutazioni rispetto al progetto di ristrutturazione e se il Comune vorrà siamo disponibili a iniziare un nuovo percorso per capire i bisogni del territorio e dare la risposta migliore».
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