Il Tirreno

Livorno

La donna aggredita a Salviano: «Pensavano avessimo vinto al Superenalotto»

di Lara Loreti
Gli arbusti dati alle fiamme nel giardino dell'abitazione della donna
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Gli arbusti dati alle fiamme nel giardino dell'abitazione della donna

Il terribile racconto della vittima: «Un colpo in testa, poi sono svenuta... Mi sono svegliata col fuoco accanto, è stato un film»

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LIVORNO. Cercavano soldi, molto probabilmente sono andati a colpo sicuro. Ma non hanno trovato nulla, nonostante abbiano messo sottosopra la casa, mentre la padrona giaceva esanime, legata e imbavagliata, nel giardino della villetta bifamiliare. È questa l’ipotesi investigativa su cui stanno lavorando i poliziotti della squadra mobile, alle prese con l’aggressione di Salviano, avvenuta mercoledì alle 14, ai danni di Carla Morelli, 52 anni, impiegata del Comune.

Il movente nella vox populi. Ad avvalorare l’idea che si sono fatti gli investigatori, c’è una diceria che si sarebbe diffusa nel quartiere, e cioè che la famiglia presa di mira avrebbe vinto una cifra importante al Superenalotto. Voce riferita da alcuni residenti del quartiere, e arrivata anche alle orecchie della stessa vittima: «Io avrei vinto al Superenalotto? Magari...», ha detto agli inquirenti, smentendo i fatti. Non si esclude quindi che i malviventi abbiano improvvisato il colpo, convinti di poter trovare chissà quale tesoro in casa. Ma così non è stato. I ladri non hanno trovato il presunto gruzzolo e non hanno rubato niente. Cosa, quest’ultima, che ha destato stupore.

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Ladri violenti a mani vuote. Molti infatti, mercoledì, quando sì è diffusa la terribile notizia dell’aggressione, si sono chiesti come mai i malviventi si siano resi responsabili di un colpo tanto efferato senza portare via nulla. Una domanda che abbiamo rivolto alla cognata della vittima che abita al piano di sopra della villetta: «In casa non c’è niente da rubare - dice la donna - C’erano un paio di catenine delle comunioni dei ragazzi, ma le hanno portate via due anni fa in un precedente furto». I ladri quindi sono rimasti a bocca asciutta. E non sarebbe solo questo l’unico errore da loro commesso: come ricostruito dalla polizia, molto probabilmente i due malviventi hanno preso di mira la bifamiliare, che si trova vicino al sottopasso di Salviano, perché credevano che fosse vuota. Al piano inferiore vivono la vittima, che è impiegata in Comune, e il marito Roberto Simonini, che lavora in porto nella Compagnia. Al piano di sopra, invece, ci sono il fratello e la cognata di Carla Morelli, anche loro impegnati al lavoro tutto il giorno. «Il marito era in porto e i figli erano usciti - dice la cognata della 52enne - A casa nostra non c’era nessuno: purtroppo Carla era sola». E così, i rapinatori potrebbero avere avuto quella reazione violenta perché non si aspettavano di ritrovarsi davanti la donna: lei non era andata al lavoro perché non si sentiva bene.

«Ho vissuto un film». «Mi hanno dato un colpo in testa e poi sono svenuta», ha raccontato Morelli alla cognata. È la stessa parente della vittima a riferirlo. «Mia cognata è uscita in giardino quando ha sentito un rumore tra le frasche, si è avvicinata e ha visto un uomo nero. Subito dopo, ha sentito un colpo dietro la testa ed è caduta priva di sensi. Quando si è risvegliata era legata e con un cerotto in bocca, accanto alle fiamme. Ha vissuto un film ed è ancora sconvolta». Molto probabilmente la 52enne ha ripreso i sensi proprio per il calore del fuoco che ardeva a pochi passi da lei. «Carla stessa ha dedotto che i malviventi fossero due perché uno lo ha visto (ce l’aveva davanti), mentre l’altro l’ha colpita alla testa da dietro. La casa era tutta a soqquadro, i ladri hanno rovistato dappertutto», aggiunge la cognata.

I soccorsi. Morelli è stata portata d’urgenza in ospedale e poi dimessa la sera stessa, dopo la visita del medico del pronto soccorso che le ha dato sette giorni di prognosi. Ha una contusione alla testa per fortuna non grave, e soprattutto è sotto choc.

L’incognita del rogo resta. I ladri avrebbero appiccato il fuoco prima di andare via. Un fatto strano, non comune e di non facile spiegazione, come sottolinea chi indaga. Una modalità inedita, che è ancora da chiarire. Non si esclude però che possa essere stato uno sfregio oppure un avvertimento.

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