Il Tirreno

Livorno

Il futuro di Aamps è nelle mani di 300 creditori

di Giulio Corsi e Enrico Paradisi
Il futuro di Aamps è nelle mani di 300 creditori

Livorno, l’azienda: rimborseremo l’80% di 33 milioni di debiti ma c’è l’incognita dell’entrata in Retiambiente

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LIVORNO. 950mila euro. A tanto ammontano le spese per la procedura di concordato. Il dato - che è il doppio di quanto affermato due giorni fa in una nota ufficiale di Aamps in cui si parlava di 500mila euro - è inserito nel piano di concordato depositato lunedì mattina in tribunale, a quanto risulta senza aver ricevuto il via libera da parte di nessun dirigente del Comune.

Secondo le informazioni raccolte dal Tirreno proprio lunedì il piano è stato mostrato ai vertici della macchina amministrativa comunale - senza tuttavia dare loro il tempo di valutarlo attentamente e dunque di esprimere un parere -, poi presentato in giunta e infine nella stessa giornata portato in via De Larderel.

Da quel momento il commissario giudiziale Fabio Serini ha iniziato la sua analisi che entro lunedì dovrà produrre un giudizio di sostenibilità o meno, iniziando il percorso che terminerà col voto dei creditori. Fondamentale nella redazione del piano è stato il discusso ribaltamento di 12 milioni di crediti Tia sulla tassa 2018-2021, approvato dal consiglio comunale appena due settimane fa.

UN PIANO SCRITTO CON LA BACCHETTA MAGICA. Gli obiettivi dichiarati dal consiglio di amministrazione sembrano ambiziosi e destinati, almeno sulla carta, a soddisfare tutti i soggetti coinvolti: i livornesi, a cui si garantisce «una Tari decrescente» nonostante si confermi il ribaltamento di 13 milioni di vecchia Tia proprio sulla Tari; i creditori a cui si garantisce un pagamento certo di almeno l’80%; i dipendenti a cui si garantisce «l’occupazione e la valorizzazione delle risorse umane pur realizzando delle efficienze».

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Insomma un piano che sembra scritto con la bacchetta magica. In cui si prevede addirittura un incremento delle spese di personale dagli attuali 14.9 milioni ai 16 del 2018, che poi si attestano a 15.6 nel 2021. E un abbattimento delle spese per il servizio dai 14.1 milioni attuali agli 11.1 del 2019.

33.4 MILIONI DI DEBITI E 300 CREDITORI. È verso i creditori chirografari che si concentra il cuore del piano: ad oggi i debiti che gravano sulla schiena di Aamps ammontano a 33.4 milioni. Di questi, 290 sono piccoli fornitori che vantano crediti sotto i 250mila euro per un totale di 4.1 milioni.  14 sono invece i grandi fornitori, che devono avere oggi 7.4 milioni.

Tra questi ci sono Lonzi (1.3 milioni di crediti), Avr, che ha ereditato da Cooplat non solo il servizio di spazzamento ma anche l’abitudine a non riscuotere e in meno di un anno ha già accumulato 900mila euro di crediti. Poi Rari (860mila euro), Revet (567mila), Geco Ambiente (405), Techno System (391). E infine ci sono le banche, che nel tempo hanno prestato soldi ad Aamps e sono in attesa di rientrare di 12.7 milioni. La più esposta è il Monte dei Paschi, con due mutui aperti ancora per 8 milioni, poi c’è Credem (3.7) e Banco Popolare (1 milione).

LA PROPOSTA PER I CREDITORI. Tre diverse proposte sono state ipotizzate per le diverse classi di creditori. Per i piccoli - sotto i 250mila euro - Aamps propone il pagamento dell’80% del credito in 24 mesi, così suddiviso: 65% nel 2017 e 35% nel 2018. Per quanto riguarda i grandi fornitori, il sacrificio richiesto è più alto soprattutto per la spalmatura nel tempo. Aamps propone infatti il pagamento del 53% del credito nel giro di 24 mesi, anch’esso suddiviso tra il 65% nel 2017 e il 35% nel 2018. Lo stralcio previsto è tuttavia solo del 18%, col pagamento del residuo in un’unica soluzione alla fine del piano di concordato, vale a dire il 31 dicembre 2021, tra cinque anni e mezzo.

Restano le banche: nel piano non si prevede alcun pagamento fino all’integrale estinzione dei debiti delle altre classi di creditori, nè il riconoscimento degli interessi. Lo stralcio è comunque del 16% del credito, con pagamento del residuo in un’unica soluzione il 31 dicembre 2021 dopo il pagamento degli altri creditori. «In sintesi - scrive il cda - il piano prevede un’obbligazione di pagamento certo pari oltre all’80% dei crediti chirografari e la possibilità di ristorare fino al 100% dei crediti in presenza di ulteriore cassa disponibile».

L’INCOGNITA RETIAMBIENTE. Sul tavolo del commissario giudiziale e del giudice tuttavia non c’è soltanto la valutazione sulla sostenibilità del piano. C’è anche il contratto di Aamps col Comune: ad oggi sarebbe fino al 2030, ma è previsto - sia nello stesso contratto, che in una delibera di giunta mai annullata - che esso decada nel momento in cui Retiambiente diventerà operativa, cioé nel 2017.

È la tesi portata avanti da Regione Toscana e Ato, in sostanza: Aamps non fornirà più il servizio di gestione rifiuti per il Comune, che invece sarà affidato a Retiambiente Spa. Se così fosse il piano di concordato con una visione di cinque anni e mezzo diventerebbe carta straccia, riducendosi la prospettiva di vita di Aamps a meno di un anno. E’ una partita che alla fine si deciderà davanti al tribunale amministrativo, ma rappresenta un’altra incognita sul destino del piano e di Aamps. Il commissario e il giudice valuteranno a prescindere da Retiambiente, lasciando la patata bollente nelle mani del Tar, oppure no?

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