Il Tirreno

Livorno

L’area sinistra del Pd regola i conti in direzione

Martedì il faccia a faccia tra i vertici territoriali dopo gli ultimi ballottaggi ko Conforti: «La stagione di re Mida-Renzi è al termine». Critiche a Mazzeo e a Bacci

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LIVORNO. Si riunirà martedì sera, nella sede di via Donnini, la direzione territoriale del Pd di Livorno. In città sarà il primo vero faccia a faccia tra i dirigenti provinciali del partito dopo lo schiaffo preso nel resto della regione pochi giorni fa, ai ballottaggi per le amministrative. Il Pd ne ha persi cinque su sei: a Grosseto, a Cascina, a Sesto Fiorentino, a Montevarchi e a Sansepolcro. Senza contare gli schiaffi presi a livello nazionale: a Roma, e soprattutto a Torino. Cosa c’entrano questi risultati con Livorno? C’entrano, perché nel Pd livornese - che non ha mai digerito davvero il ko di due anni fa alle comunali, vinte dal Movimento 5 Stelle - si è riaperta la resa dei conti. E, soprattutto dall’ala sinistra del partito, si stanno levando sempre più voci critiche e richieste di dialogo e confronto.

Lo raccontano in parte le parole di Leonard Conforti, l’esponente di Castiglioncello che due anni fa si è portato dietro la sinistra del partito nelle primarie contro il renziano sindaco di Collesalvetti, Lorenzo Bacci, poi eletto segretario del Pd (Conforti è arrivato secondo). Una sinistra storica del partito che a Livorno (vedi le “Ribelli” di Shangai) ha poi in parte lasciato la tessera.

Nel documento che Conforti ha scritto in vista della direzione, partendo da una riflessione sul piano nazionale, si legge che «il Pd, oggi, ha delapidato velocemente quel patrimonio che insieme avevamo coltivato con fatica e dedizione. Abbiamo una possibilità, forse l'ultima, per recuperare quel campo che ha deciso di non camminare al nostro fianco in questa tornata amministrativa, la quale assume una valenza politica nazionale notevole considerata l'importanza delle città nelle quali si era chiamati a votare, in particolare nelle "cinque capitali", quella politica, quella economica, quella originaria, quella del sud e quella che fu "il paese rosso", oggi minacciata dall'avanzata della Lega». «La stagione di "re-Mida " (Renzi), che trasforma in oro tutto quel tocca - scrive - sembra giunta al termine prima delle attese. Il Pd ha bisogno di un segretario impegnato a tempo pieno per recuperare il divario che si è creato fra il partito e gli elettori, soprattutto con le nuove generazioni, le fasce più deboli, le periferie, il mondo della formazione scolastica e universitaria».

Ma in direzione la riflessione si sposterà anche sul piano regionale e locale. A partire - anticipa Conforti - da «quando due anni fa è stato sottovalutato il campanello di allarme Livorno affidando la gestione del partito ad Antonio Mazzeo» fino alla richiesta di «un segretario che non sia anche sindaco (come nel caso di Bacci, ndr), così come si dovrebbe distinguere tra premier e segretario nazionale».

(j.g.)

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di Redazione web