Il Tirreno

Livorno

Rifiuti nascosti nel terreno: stop ai lavori del sottopasso

di Enrico Paradisi
Rifiuti nascosti nel terreno: stop ai lavori del sottopasso

Fra le Sorgenti e la Cigna, trovati quasi 3mila metri cubi di materiale da rimuovere per la bonifica. Ora le Ferrovie chiedono al Comune di pagare lo smaltimento (480mila euro)

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LIVORNO. Non c’è pace per il sottopasso che fra Sorgenti e Cigna sbuca da qualche mese in mezzo alla Drass. Dopo il mare di polemiche per la realizzazione del progetto, un’opera che di fatto spezza in due i piazzali della nota azienda livornese (leader mondiale delle camere iperbariche di grande profondità), al cantiere del sottopasso ferroviario che dovrà sostituire il passaggio a livello di via delle Sorgenti, ora tocca fare i conti con una montagna di rifiuti.

Rfi (Ferrovie) circa tre mesi fa ha interrotto i lavori di scavo proprio perché dal terreno all’improvviso sono emersi alcuni bidoni (tre) di materiale catramoso (con assenza di perdita di materiale), seppelliti chissà da quanto a otto metri di profondità. Poi proseguendo l'opera ci si è resi conto che in realtà tutto il fronte che rimane da sbancare per completare l'infrastruttura nasconde una specie di discarica: pezzi di plastica, brandelli bituminosi, cemento e pezzi di mattoni, cocci di vetro, tubi in piombo. Tutto materiale di risulta che per anni è rimasto sotterrato lì, fino a quando la pala meccanica non l'ha scoperchiato. Uno specifico progetto di bonifica – che richiederebbe minimo 18 mesi di tempo, solo da un punto di vista procedurale – non pare possibile, perché il materiale è classificato non come terreno, ma appunto come rifiuto.

Nei carotaggi effettuati preliminarmente ai lavori non era emerso niente. A fine marzo scorso, l'azienda ha dato comunicazione al sindaco Nogarin, all'assessore all'ambiente e mobilità Vece e agli uffici comunali competenti, che in riferimento ai lavori del sottopasso, durante un campionamento dei terreni interessati dallo scavo, proprio nella parte terminale della rampa, quella che spezza in due la Drass, e che dovrà risalire a livello stradale, sono stati rilevati i materiali inquinanti, non pericolosi, che devono comunque essere smaltiti in discarica speciale.

Dall'analisi effettuata immediatamente da Rfi, per avanzare il necessario progetto di bonifica dell’area, è venuto fuori infatti che i rifiuti speciali non pericolosi sono stati definiti in 4 codici Cer (catalogo europeo dei rifiuti) e che le rispettive quantità, sempre secondo la stima, risulterebbero in un volume complessivo di circa 2.856 metri cubi. Si tratta di rifiuti che non potendo essere recuperati in impianti di trattamento perché inquinati, devono essere necessariamente smaltiti in discariche speciali autorizzate.

Secondo il progetto di bonifica, le aree di intervento sono confinate dalle palificazioni e i volumi degli scavi rimarrebbero limitati al profilo della superficie stradale e dalla sottostante soletta in cemento armato utile alla costruzione della rampa stessa. Il costo complessivo della rimozione e il conseguente conferimento in discarica, dovrebbe aggirarsi attorno alla cifra di circa 480 mila euro. Una spesa di non poco conto, che secondo Rfi, come imporrebbe la legge vigente, dato che i materiali sono stati rinvenuti in un’area di proprietà comunale (espropriata nel 2012, e consegnata alle ferrovie nel giugno del 2015) sarebbe proprio a carico del Comune.

Dato inoltre che Rfi si sarebbe fatta carico di alcuni interventi in corso d’opera, variando il progetto iniziale per problematiche emerse durante i lavori, ha richiesto esplicitamente all’amministrazione comunale di farsi carico degli oneri finanziari complessivi. La preoccupazione è che con lo stop dei lavori, non solo non si garantisca la continuità dell’opera, ma ci si esponga a possibili contenziosi, finendo per dilatare i tempi.

Intanto sono passati tre mesi dalla “scoperta” e dalla conseguente richiesta di Rfi, ma pare che ancora le ferrovie non abbiano ricevuto risposta. L'ufficio ambiente del Comune dovrebbe, a breve, effettuare un sopralluogo per cercare di capire come coordinare tutte le attività legate alla rimozione dei rifiuti ed eventualmente, attraverso un complicato lavoro di indagine archeologico/industriale, riuscire a risalire alla paternità del pattume sedimentato. L'area su cui si sta intervenendo, in tempi storici remoti probabilmente è stata utilizzata come piazzale, e poi successivamente come area di risulta dove negli anni, già a partire probabilmente dagli anni ’50 è finito un po’ di tutto.

Pensare che il sottopasso è quasi ultimato: protetta dalle palificazioni laterali fissate ad una profondità di 18 metri, la voragine, larga 16 e profonda 8, già completa di un monolite con volta e basamento in cemento armato si interrompe di fronte all'ammasso di rifiuti. Rfi subito dopo aveva richiesto all'impresa che ha in appalto i lavori, la redazione del progetto di bonifica, illustrandolo e condividendolo con l'amministrazione comunale, e seguendo il metodo di procedura semplificata, come prevede la normativa inserita nello Sblocca Italia, poiché si configurava l'intervento come «opera lineare», che doveva consentire la bonifica nel giro di un mese.

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