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Delitto di via Roma, affidata ai Ris la super perizia
Il giudice ha fissato per il prossimo 25 luglio l’udienza di incidente probatorio sui filmati e le intercettazioni
LIVORNO. La soluzione del delitto di via Roma, o almeno buona parte di essa, passerà dai carabinieri del Ris e soprattutto dai risultati che usciranno tra qualche tempo dal loro laboratorio scientifico di analisi.
Al centro della super perizia che sarà affidata al Reparto di investigazioni dell’Arma, due elementi che hanno diviso accusa e difesa: i filmati registrati la sera del 6 febbraio scorso quando venne ucciso con due coltellate Zviadi Khurtsidze, il quarantenne georgiano trovato agonizzante davanti al portone di casa, e le intercettazioni raccolte nelle settimane successive a bordo dell’auto di Agostino Ceci, il carabiniere paracadutista in pensione, ex amante della moglie della vittima, e ad oggi unico indagato nell’inchiesta condotta dai pubblici ministeri Fiorenza Marrara e Giuseppe Rizzo.
A distanza di due settimane dalla richiesta della Procura di incidente probatorio al giudice per le indagini preliminari per «cristallizare le prove», il gip Antonio Del Forno ha fissato per il prossimo 25 luglio l’udienza nella quale affiderà ai carabinieri del Ris di Roma l’incarico per analizzare le immagini registrate in via Zambelli intorno alle 19 e i monologhi dell’ex militare nei giorni successivi, mentre a bordo della sua auto ripercorre i luoghi dell’omicidio.
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La necessità di affidare a dei periti terzi l’analisi di questi dati è emersa all’indomani della decisione del Tribunale del Riesame di Firenze, era il 13 maggio scorso, di scarcerare dopo ventitré giorni Ceci perché non ha ritenuto le prove dell’accusa convincenti. A cominciare proprio dai filmati e dalle intercettazioni. Due elementi chiave a livello probatorio, poiché in un inchiesta indiziaria come questa, per di più senza l’arma del delitto e testimoni oculari, toglierne due elementi fondamentali, ha voluto dire far crollare tutto il castello, o almeno una buona parte.
Il video registrato in via Zambelli intorno alle 19 del 6 febbraio scorso dalle telecamere della caserma della Capitaneria di Porto - ad esempio - ha filmato la vittima mentre si reca in via Ascoli da alcuni amici. Dopo pochi istanti compare un’altra figura maschile. Per gli investigatori quello è Agostino Ceci che segue la sua preda prima di tornare indietro e uscire dall’inquadratura. Questa sarebbe la prova che il militare in pensione con la passione del ballo quella sera era sul luogo del delitto. «Non si tratta dell’indagato», hanno sempre replicato gli avvocati del sessantenne.
Ecco perché adesso servirà una comparazione più dettagliata tra le fisionomie della figura che compare nel filmato e quella di Ceci. Il secondo punto su cui i Ris dovranno fare chiarezza, sono come detto le intercettazioni e soprattutto la loro bontà. «È uscito, uccidiamolo laggiù», è una delle frasi incriminate. Il dibattito in questo caso si basa soprattutto sua una questione strumentale che cela dubbi sul contenuto stesso. Infatti il consulente della Procura che ha sbobinato le registrazione, ha usato una tecnologia particolare per cui è necessaria una strumentazione altrettanto particolare per la riproduzione. Strumentazione che non è stata fornito ai giudici del Riesame che dunque non sarebbero stati messi nelle condizioni di sentire le parole di Ceci.
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