Il Tirreno

Livorno

Il colosso cinese Fosun punta al maxi terminal a Livorno

di Giulio Corsi
Il colosso cinese Fosun punta al maxi terminal a Livorno

Un altro gruppo mondiale esce allo scoperto dopo gli spagnoli di Ohl

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LIVORNO. Segnatevi questo nome: Fosun International Limited. E’ una delle più grandi compagnie private della Cina continentale, con sede a Shanghai, diventata proprietaria a New York per 750 milioni di dollari del grattacielo di Jp Morgan, uno dei simboli del distretto finanziario di Manhattan.

Sotto il suo controllo ci sono sparse nel mondo società dell’industria mineraria, dell'acciaio, della farmaceutica, colossi assicurativi e perfino il Club Med, orgoglio del turismo chic francese.

Ora i radar di Fosun si sono indirizzati su Livorno, sulla Piattaforma Europa per l’esattezza, il maxi-terminal destinato ai contenitori che di fatto raddoppierà il nostro porto e lo renderà scalo privilegiato nel Mediterraneo per le grandi portacontainer del futuro.

Dal 2010 al 2015 Fosun ha investito enormi capitali in Europa. Un dato può rendere l’idea delle dimensioni del gruppo cinese: nel settore della siderurgia ha un tasso di produttività pari a cinquecento volte quello dell'Ilva.

Martedì e mercoledì la società ha partecipato all'evento biennale del Transport Logistic China, manifestazione mondiale dedicata al settore dello shipping e della logistica, in corso fino a ieri a Shanghai - in alternanza all'analoga manifestazione europea che si tiene a Monaco di Baviera -, dove era presente anche il porto di Livorno nel padiglione "Italian Ports Association" sotto l'emblema "Italy all in one", insieme agli scali di Savona, Genova, La Spezia, Napoli, Salerno, Gioia Tauro, Palermo, Taranto e Trieste.

Nell’occasione il direttore degli investimenti del Fosun Steel and Equipment Group, una delle divisioni del gruppo, James Chen, ha preso contatti con l'Autorità portuale e con i suoi funzionari presenti in Cina: Francesco Ghio, capo area della direzione Promozione e Studi, e Roberto Lippi, responsabile della promozione.

«Chen - racconta Ghio - non si è limitato ad acquisire semplici informazioni sul progetto di espansione a mare del nostro porto ma ha voluto conoscerne tutti i dettagli: ha voluto sapere, per esempio, a quale profondità verranno portati i fondali antistanti la maxi Darsena e se l'infrastruttura avrà dei collegamenti ferroviari efficienti». Due elementi che rappresentano i punti di forza della Piattaforma Europa. Sia per le profondità: i fondali sono previsti a 16 metri per la banchina nord, a 17 per il canale d'accesso e a 13 per la banchina ovest, ma con la possibilità di andare a meno 20 visto che a quell’altezza l’investitore potrà realizzare gli imbasamenti delle nuove banchine. Sia per il collegamento ferroviario, già oggi fiore all’occhiello del nostro porto grazie al famigerato scavalco che permetterà il collegamento Darsena-Tirrenica, che significa il passaggio diretto dalla stiva della nave al treno bisarca.

E non è un caso che le risposte date dai funzionari dell’Authority sembra abbiano soddisfatto il rappresentante della Fosun, che ha chiesto di poter avere e leggere il bando di gara.

Da qui a dire che il gigante cinese si farà avanti c’è un abisso, ma il sondaggio del colosso di Shangai dimostra quanto il progetto del maxi-terminal, il ruolo attribuito al partner privato e il quasi mezzo milione di euro messo sul tavolo dal pubblico (Regione, Authority e governo) rappresentino un’attrazione per i grandi investitori mondiali.

D’altra parte l’Authority dice di stimare l'importo complessivo della concessione in 504 milioni di euro, e calcola un valore complessivo annuo presunto della gestione del futuro terminal in crescita dai 13 milioni del 2022, anno in cui viene ipotizzata l'inizio dell'operatività, fino ai 176,4 milioni di euro annui una volta raggiunto il funzionamento a pieno regime nel 2027.

E anche lo sbarramento creato dai requisiti previsti nel bando lasciano spazio solo alle cordate di big. Tanto per avere un’idea, per poter presentare la propria manifestazione d’interesse è necessario: 1) movimentare un traffico container di almeno un milione di teu come media annuale degli ultimi cinque anni; 2) avere un fatturato medio annuo che negli ultimi cinque anni risulti almeno di 50,4 milioni di euro; 3) avere un capitale sociale di almeno 25 milioni.

Tutti requisiti che i cinesi di Fosun raggiungono a mani basse. Così come l’altro gruppo che finora aveva mostrato interesse per la Darsena Europa: gli spagnoli di Ohl, Obrascón Huarte Lain, colosso presente in trenta paesi del mondo nella costruzione di autostrade, porti, aeroporti, adesso impegnato - tanto per fare un esempio - nella costruzione di un viadotto di 32 chilometri in Messico o nell'ampliamento della metropolitana di Miami.

Entro il 30 settembre - giorno di scadenza della presentazione delle manifestazioni di interesse - scopriremo se Fosun, Ohl e altri punteranno ad investire nella Piattaforma e con qualche partnership portuale e armatoriale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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