Sicurezza
«Il Comune tratta la torre della Cigna»
Nogarin: «Vogliamo acquistare il palazzo per contrastare l’emergenza abitativa»
LIVORNO. «Stiamo trattando l’acquisto della Torre della Cigna». L’ha annunciato il sindaco Filippo Nogarin in un post su Facebook riguardante l’emergenza abitativa. «Sono mesi che stiamo cercando di trovare immobili idonei a contrastare questo problema - scrive il primo cittadino - del resto, nel corso del nostro mandato, non siamo certo rimasti con le mani in mano, assegnando 438 case il doppio rispetto al passato. Ma questo non è sufficiente; per questo domani (oggi, ndr) si terrà una giunta straordinaria per cercare soluzioni in tempi record e venerdì avremo un tavolo con i sindacati Asia/Usb per stabilire, assieme, le misure adatte ed efficaci», annuncia Nogarin.
Che poi precisa: «Voglio che sia chiara una cosa: ci impegneremo con il massimo impegno per trovare una sistemazione alle famiglie e alle persone che sono inserite nelle graduatorie del Comune, e in ogni caso residenti a Livorno. Non siamo certo in grado di farci carico di tutti i senza casa della Toscana. Con una situazione simile fa rabbia leggere sui quotidiani cronache del recente passato che testimoniano come sia stato dilapidato un patrimonio immobiliare pubblico di tutto rispetto, che oggi sarebbe stato fondamentale per dare risposte concrete a chi non ha un tetto sopra la testa. Quando si dice la lungimiranza...».
Poi Nogarin è entrato anche nel merito della situazione dell’ex deposito dell’Atl occupato, finito al centro dell’attenzione dopo l’irruzione di alcune famiglie in Comune per chiedere di ripristinare acqua e luce: «Quello che è accaduto martedì sera è gravissimo - dice -. Non ci può essere nessuna giustificazione per chi ha deciso di sfondare la porta del Palazzo civico, facendo irruzione in quella che è la casa di tutti i livornesi. Soltanto le disastrose condizioni igienico sanitarie, venutesi a creare nell’ex deposito Atl - nel quale hanno trovato riparo 23 famiglie (46 adulti e 14 bambini) - mi hanno spinto, dopo un confronto serrato e produttivo con la Prefettura, a prendere una decisione, senza precedenti e che non si ripeterà: chiedere l’intervento della Protezione civile per fornire acqua e luce alla struttura». Poi la precisazione: «Sia chiaro, però, ho agito in questo modo solo per uno stato di oggettiva emergenza. Una situazione che si è venuta a creare, non certo per volontà dell’amministrazione comunale, la quale non ha certo chiesto nè il distacco della corrente elettrica, nè la sospensione dell’erogazione di acqua. E’ invece dovuta all’articolo 5 del Piano casa redatto dall’allora ministro del governo Renzi, Maurizio Lupi, che impone il blocco di tutte le utenze “abusive”, in questo caso quelle di Enel e Asa».
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