Il Tirreno

Livorno

Profughi all’ex Atleti, il sindaco Nogarin: «La prefetta ci informi prima dell’apertura»

di Juna Goti
Profughi all’ex Atleti, il sindaco Nogarin: «La prefetta ci informi prima dell’apertura»

Livorno, il primo cittadino alla prefetta Tiziana Costantino e al questore «Servono chiarimenti, l’ignoto alimenta solo le paure»

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LIVORNO. «Chiedo di conoscere come stanno le cose prima che il centro apra. Perché a oggi, come amministratore, non ho ancora avuto informazioni ufficiali. È vero, la prefettura non era tenuta ad avvisarmi, ma ho scritto al prefetto e al questore per avere chiarimenti. Intanto mi sono attivato e sarò presente, come ho detto anche ai residenti domenica pomeriggio...». È finita al centro di uno scambio di lettere tra il sindaco Filippo Nogarin, la prefetta e il questore la trasformazione in un centro profughi dell’ex complesso dell’Atleti, a Ardenza, che comprende l’albergo e la storica discoteca ormai vuoti da tempo.

La struttura, di proprietà privata, è stata data in affitto a una società (la Cg srl di Campiglia Marittima) che a sua volta ha partecipato al bando della prefettura per la gestione dei profughi (bando che prevede il corrispettivo ai gestori idonei di circa 34 euro al giorno a migrante, che arrivano da fondi ad hoc e non dai bilanci degli enti locali).

Sabato 11 giugno i responsabili hanno confermato al Tirreno di essere attrezzati per ospitare fino a 80 persone e di essere praticamente pronti ad aprire. Hanno detto anche all’Ardenza la prefettura dovrebbe trasferire i migranti che oggi si trovano al Sant’Anna, in Venezia. Ma in via dei Pensieri, dove si è già costituito un comitato di residenti, sono scoppiate le prime tensioni.

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Sindaco, possibile che il Comune non ne sapesse niente?

«Niente. Diciamo che al di là del garbo istituzionale, non c'è l'obbligo da parte della prefettura di avvisare, soprattutto per il fatto che si sta parlando di uno spostamento di persone già presenti sul territorio. Almeno è questo che presumo, visto che sono stato io a inviare una comunicazione alla prefettura dopo aver letto la notizia e aver registrato le preoccupazioni dei residenti...».

Ha scritto alla prefetta per chiedere cosa?

«Per esprimere prima di tutto le forti preoccupazioni del neo comitato dei residenti e per chiedere che la questione venga inserita all'ordine del giorno del prossimo Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. E poi per capire tempi e modi dell’operazione».

Ma lei cosa pensa della scelta di spostare i migranti all’ex Atleti?

Qualche secondo di silenzio: «È sempre complicato andare a inserire persone all'interno di dinamiche pre-esistenti. Ma ripeto: non si tratta dell’inserimento di qualcuno che non faceva parte del contesto livornese. Almeno queste sono le indiscrezioni, visto che a oggi non ho ancora avuto informazioni formali o risposte».

Che tipo di preoccupazioni ha registrato?

«Bisogna considerare che per accedere alla struttura si deve percorrere una strada che attraversa un centro sportivo frequentato, dove si allenano tanti giovanissimi. Va da sé che vengono chieste certezze sulla sicurezza. Per questo ho scritto anche al questore chiedendo adeguate forme di vigilanza che possano permettere un percorso soft, una integrazione morbida». Ancora qualche secondo di silenzio: «Come al solito è l'ignoto che fa paura, quello che non si conosce. Per questo è necessario innanzitutto comprendere bene intorno a quali dinamiche si è mossa la prefettura. E poi cercare di dare le risposte alle domande che i residenti stanno ponendo, magari confrontandosi anche con i residenti che in Venezia hanno vissuto vicino a queste persone fino a oggi. A quanto mi risulta non ci sono stati problemi».

Perché viene svuotato l’edificio in Venezia?

«Non lo so. Bisognerebbe anche parlare della società che lo ha gestito fino a oggi...». (Il riferimento è a In Opera, una delle coop finite nelle carte di “Mafia Capitale” ndr). «Non è un caso - chiosa facendo un ragionamento generale Nogarin - se la scorsa settimana mi sono recato alla Fondazione Caponnetto e se avrò presto un incontro con il dirigente della Divisione investigativa antimafia di Firenze. Attenzionano anche i nostri territori, considerati ad altissimo rischio, e ho chiesto di fare qui un osservatorio permanente».

Torniamo all’ex Atleti. Ha scritto che si aspetta il “rispetto del modello toscano”, ovvero?

«Il presidente Rossi molte volte ha ripetuto il concetto dei piccoli gruppi, 20-25 persone, per favorire l’inserimento. All’ex Atleti si è parlato di 80 e questo ha infiammato la paura. Però ripeto che per ora non abbiamo informazioni, le sto aspettando. Vediamo e faremo tutti insieme le doverose analisi». E chiude con queste parole: «Livorno, che è veramente terra di accoglienza, deve fare i conti in questo momento con una situazione socio economica molto difficile. La città delle leggi Livornine non può soccombere di fronte a certi fuochi di paura, d'altro canto è opportuno applicare politiche che siano a garanzia di tutti, di coloro che ci sono e di coloro che arrivano».

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